Tony Wakeford & Matt Howden: Wormwood

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Ver Sacrum Non sono mai stato un fan sfegatato dei Sol Invictus pur riconoscendo la validità del gruppo di Tony Wakeford: in generale non sono nemmeno un grande amante del cosiddetto “folk apocalittico”, che ora fa trendy chiamare “neofolk” o addirittura “pop noir”, i cui gruppi sono a me distanti sia per influenze musicali che, soprattutto, per idee politiche. Ciononostante l’ascolto di Wormwood mi ha letteralmente esaltato: si tratta per me di una delle uscite più valide di questo 2003 che ormai volge verso il termine. Ammetto che invece Matt Howden con il suo progetto Sieben mi ha sempre intrigato molto, con quella musica che mescola sapientemente gusto sperimentale/avantgarde con intimismo e romanticismo, toccante ma mai stucchevole. In Wormwood l’enorme talento dei due si unisce in undici brani incentrati sul tema del “wormwood”, ovvero dell’assenzio, non tanto dal punto di vista del decadente liquore quanto per le implicazioni bibliche dell’albero dallo stesso nome. Una profezia dell’Apocalisse narra infatti che all’apparizione di un angelo, una stella, chiamata Wormwood, precipiterà sulla terra, facendo diventare un terzo dell’acqua amara come la corteccia dell’assenzio, provocando la morte di coloro che la bevono. Musicalmente Wormwood si presenta assai scarno e minimale, con le sue canzoni costruite sul suono del violino e del basso, uniti a qualche inserto di tastiera, e caratterizzate soprattutto dalle inconfondibili voci dei due artisti. E’ una delle cose più oscure che mi siano capitate di ascoltare da un bel po’ di tempo a questa parte, quasi tetra, resa ancora più profonda e complessa dalla presenza delle delicate linee melodiche del violino di Howden (incredibili in “The star is wormwood” e soprattutto in “Care Sunday” e “Wormwood doll”). Non mancano dei momenti più “ariosi”, come “Brief as a flower” ancora con il violino in grande evidenza, che si unisce al basso, alla chitarra acustica e al battito incessante di un rullante militare (di fatto questo è un vecchio pezzo di Sieben riarrangiato per l’occasione e questo forse spiega il suo carattere meno in linea con le cupe atmosfere del CD). Wormwood quindi affascina per la complessità e la profondità delle emozioni che riesce a suscitare. Musicalmente si tratta di un’opera curatissima, pur nella semplicità dei suoi elementi, arrangiata e suonata con estrema attenzione, studiata nei minimi particolari per enfatizzare l’effetto emotivo in chi ascolta. Date la caccia a questo album, la cui è reperibilità non è facilissima, perché vi assicuro che ne vale veramente la pena!

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