Ver Sacrum Devo avvertire da subito i lettori che, se anche mi capita spesso di recensire CD e concerti di gruppi che gravitano ai margini dei generi musicali usualmente trattati da Ver Sacrum, in questo caso mi sto spingendo anche un po’ più in là: in effetti, sia dal punto di vista evolutivo sia da quello dall’ambiente musicale in cui gravitano, i GY!BE non hanno praticamente nulla a che spartire con la scena gotica né con quella industriale. Ciò non toglie che le indubbie doti dei musicisti e i risultati di cui sono capaci, nonché l’atmosfera cupa che riescono a creare renderebbero criminoso l’atto di escluderli da queste pagine. Innanzitutto un minimo di introduzione sul progetto, che esiste ormai da qualche anno: più che di un semplice gruppo rock si potrebbe parlare di una malata orchestra noise; gli elementi dell’ensemble sono, infatti, ben nove, così ripartiti: tre chitarre, due batterie, due bassi, un violino e un violoncello, cui va aggiunto un elemento virtuale costituito dai campionatori e dalle basi preregistrate. Il loro stile musicale ha caratteristiche del tutto personali: quasi tutti i loro brani iniziano lenti e sottili, con in evidenza il suono degli archi e delle chitarre non distorte, spesso in sovrapposizione a campionamenti di voci recitanti; gradualmente il suono inizia a riempirsi, le percussioni si fanno spazio e scalpitano, le chitarre aumentano in potenza ed aggressività, gli archi iniziano ad urlare, i bassi a devastare e da un suono sottile si evolve una sorta di sinfonia di rumore che rende l’idea della lotta tra ordine e caos, in un Armageddon sonoro di proporzioni bibliche; all’improvviso ritorna la calma, le tensione si spezza per ricominciare il processo, come se si trattasse del lentissimo e inesorabile battere dell’enorme muscolo cardiaco dell’universo. Il suono alterna quindi momenti intimisti e malinconici a momenti di cupa tensione fino all’esplodere di una rabbia a stento controllata ed è da notare che, anche nei momenti di maggior tensione, l’impressione è che la situazione sia sempre sotto controllo e le redini del caos sempre tese e pronte ad agire sul freno. Dopo averli visti due volte dal vivo, non ho alcun dubbio che la dimensione ideale per la loro musica sia l’esibizione live, nella quale si possono lanciare in lunghissime e inesorabili cavalcate strumentali, in cui largo spazio è lasciato all’improvvisazione. Ciò non toglie che anche in studio riescano a creare suoni spettacolari e potenti come pochi altri riescono a fare; questo ultimo lavoro rispecchia bene la loro capacità di macinare suono e rumore per creare, dalla loro unione, dei capolavori. L’appunto che viene spesso fatto loro è che inizino ad assomigliare un po’ troppo a loro stessi: forse, in fondo, non è del tutto sbagliato ma questa è caratteristica tipica di quasi tutti i musicisti che hanno creato uno stile talmente personale ed estremo da essere difficilmente imitabile. Non scelgo uno o più brani favoriti, ma consiglio a chi sia rimasto incuriosito da questa recensione di cercare di ascoltare qualcosa di questo ensemble canadese: ne vale decisamente la pena. In chiusura, vorrei inserire il link del sito mp3it.com dal quale si possono scaricare le registrazioni di diversi loro concerti; un paio di avvisi: ovviamente, la qualità non è eccelsa; inoltre, data la durata dei loro brani, che dal vivo spesso supera il quarto d’ora, si tratta di file di grandi dimensioni.