Presentiamo una testimonianza del recente tour dei Legendary Pink Dots, una band “leggendaria” di nome e di fatto. Ankh ci racconta le sue impressioni della data di Roma, mentre Christian Dex ha raccolto le immagini del concerto di Prato.

Roma, Roma Init 5/12/2003: supporto Circus Joy

Legendary Pink Dots

Edward Ka-Spel (foto di Ankh)

Data da lungo tempo attesa, quella del 5 dicembre, vede il ritorno nella capitale di uno dei gruppi storici nell’ambito della darkwave più intrigante e innovativa, che ha fatto dell’originalità una sorta di culto e che da ormai più di vent’anni prosegue nel solco della propria ricerca: i Legendary Pink Dots.

Raggiungo l’Init poco prima delle undici; stranamente non c’è fila all’ingresso, e riesco ad entrare in tempi molto brevi. Una volta dentro giunge inaspettata la prima sorpresa: incontro ClauDEDI (Ain Soph e Circus Joy) e gli chiedo se ha già suonato ma lui mi risponde che suoneranno prima gli olandesi! Mi sono fatto una risata al pensiero che i Legendary Pink Dots facciano da spalla ai Circus Joy e devo ammettere che ClauDEDI non è stato da meno. Ad ogni modo, sembra che gli olandesi non fossero stati informati di avere un gruppo spalla e che in linea di massima non lo desiderassero, quindi hanno chiesto di suonare per primi, cosa che i Circus Joy hanno accettato. Quattro passi in giro per il locale, altre due chiacchiere ed ecco che inizia l’esibizione.

Sul palco sono in quattro: chitarra, sassofono, voce e tastiere; le lente evoluzioni del suono creato dal gruppo iniziano immediatamente ad avvolgermi sotto forma di spirali e mi ipnotizzano come il serpente fa con la sua preda. Devo dire che dal precedente concerto a Roma, tenutosi tanti anni fa nella vecchia sede del Circolo Degli Artisti, avevo in buona parte dimenticato quanto potesse essere coinvolgente un’esibizione dal vivo dei Legendary Pink Dots: nella mia memoria il precedente concerto era splendido ma il ricordo del coinvolgimento emotivo non era così forte. Non è semplice andare ad isolare le caratteristiche peculiari della musica della formazione olandese: di certo la voce di Edward Ka-Spel, malinconica ma allo stesso tempo aspra e ruvida; l’uso dell’elettronica in lente progressioni, in cui i pattern ritmici sono spesso praticamente assenti per poi comparire ed aggredire i padiglioni auricolari dell’ascoltatore.

Legendary Pink Dots

Legendary Pink Dots (foto di Ankh)

A questo si aggiunga l’uso strampalato del sassofono da parte di un curiosissimo (e, qualcuno ha scoperto dopo il concerto, molto loquace) personaggio ma anche una chitarra che lavora un po’ sullo fondo per esplodere e conquistare il centro della scena nei momenti più noise. Mentre recita un brano molto angosciante, Ka-Spel scende dal palco e coinvolge direttamente il pubblico; poco dopo lo stesso farà il sassofonista, che illuminerà i volti del pubblico grazie ad una lampada inserita nel suo strumento. Tra “Nursery Rhymes”, momenti fortemente psichedelici, momentanei wall of sound che lasciano il segno, il concerto va a concludersi: è già passata un’ora e mezza? Sembra proprio di sì; da segnalare in particolare il lunghissimo brano di chiusura per il quale sale sul palco un violinista che si trovava a fianco a me: il brano nasce con ritmiche molto pronunciate in stile quasi trance-goa ma va pian piano riempiendosi di rumori fino alla deflagrazione finale che ricorda l’onda d’urto di un’esplosione nucleare.

Finita l’esibizione, mi reco al piccolo stand sul quale sono in vendita ben 44 CD differenti: una discografia sterminata e con un livello medio di qualità estremamente elevato. Mentre il palco viene trasformato per poter ospitare i Circus Joy, i componenti del gruppo si aggirano tranquilli per il locale: Edward Ka-Spel, come si poteva immaginare, appare introverso e silenzioso, l’esatto opposto del sassofonista che chiacchiera amabilmente con tutti.

La trasformazione del palco è opera lunga e faticosa, ma alla fine si riesce e inizia l’esibizione dei Circus Joy; devo ammettere subito che, pur essendo in possesso di entrambi i vinili 7″ da loro prodotti, non sono un grande appassionato del loro suono: una sorta di noise punk molto stravagante con una voce urlata al limite della sofferenza, che però trovo decisamente indigesta, il che forse è esattamente lo scopo che il gruppo vuole ottenere. Un paio di commenti in chiusura; uno riguarda l’organizzazione: un ringraziamento deve andare a Grinding Halt e all’Init perché la stagione concertistica di quest’anno è una delle più interessanti degli ultimi anni; dopo un anno purtroppo magro, come quello scorso, ci stiamo viziando con concerti frequenti e di buona qualità. L’altro riguarda il pubblico: piuttosto scarso, data l’occasione importante, forse anche a causa della contemporaneità del concerto degli Inkubus Sukkubus. Certo, tra i due gruppi non c’è paragone, e non è mai stata in dubbio la scelta di questo concerto sull’altro ma continuo a chiedermi perché siano stati organizzati due concerti, con una probabile parte del pubblico in comune, la stessa sera. Qui prodest?

Links:

Legendary Pink Dots – sito ufficiale

Edward Ka-Spel

Edward Ka-Spel e... Rossella foto di Ankh