And Also The Trees: Further From The Truth

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Ver Sacrum Costituisce certo humanissima debolezza (salvo eccezioni, s’intende) rimembrare con tenera nostalgia i begli anni della giuovinezza, allorquando sui nostri spirti aleggiava un’aura di svagata spensieratezza che il minaccioso gravare di quegli obscuri nembi che sono i crucci quotidiani ha presto dissipato. Il vecchio Hadrianus ha così accolto con favore la decisione della redazione di affidargli l’onorato incarico di stendere qualche nota a proposito dell’ultima fatica dei veterani And Also The Trees! Gli ex pupilli dell’enigmatico (allora…) – oggi un pò pingue – Robert Smith non hanno fortunatamente smarrito quel gusto innato per la ballata d’autore che ha contraddistinto la loro ventennale carriera. L’esperienza ammonticchiata sul lucido fasciame del glorioso vascello AATT, pubblicazione dopo pubblicazione ha ulteriormente abbellito una scrittura già contraddistinta da grande eleganza formale, e “He walked through the dew”, seconda traccia del positivo “Further from the truth” (auto-pubblicato sotto la spartana sigla And Also The Trees), è davvero degna di nota. L’andamento placido è squarciato da improvvise impennate elettriche che rendono assai varia la struttura della piece. “The man who ran away” rimanda al passato senza apparire forzatamente retrò, sensazione enfatizzata dal cantato di Simon Huw Jones, vero marchio di fabbrica del sound della band albionica. “In my house” è brano dotato di ermetico appeal, lo vedrei bene inserito nella colonna sonora di qualche vecchio film di spionaggio interpretato da Michael Caine! Lo stesso dicasi per la riuscitissima “Genevieve”, caratterizzata dalla maiuscola prova di Justin Jones. Huw Jones non sarà dotato di gran voce, ma essendone conscio sa farne uso profittevole, come nella semplice e vagamente psichedelica “Pale sun”. Il lato più romantico dell’insieme si esprime al meglio in “The reply”, gradevolissimo affresco pop dal finale di grande presa. Non mi convince invece “The willow”, ma trattasi di parentesi presto chiusa, in fatti il livello torna ad elevarsi con la seguente “Feeling fine”, classica AATT song giuocata su chiaroscuri strumentali, e con la conclusiva “The untangled man”, grande prova di coesione esecutiva. Questi non più ragazzotti sanno ancora confezionare belle canzoni dal taglio assolutamente personale, quasi fossero capi di alta sartoria. Appunto, di classe…

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