Attila Csihar: The Beast of...Attila Csihar

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Ver Sacrum Quello di Attila Csihar è un nome molto familiare per chi ha seguito l’evoluzione della scena black metal di questi ultimi dieci anni, ma è probabile che dica poco o nulla a tutti gli altri. In realtà il cantante ungherese è un personaggio alquanto singolare, che ha fatto parte di numerosi gruppi e si è cimentato con generi diversissimi tra loro. La sua storia inizia negli anni ottanta, periodo nel quale forma i Tormentor, una delle cult death/black metal band più importanti di quel periodo. Nei primi anni novanta inizia a lavorare ad un progetto completamente diverso chiamato Plasma Pool e dedito a sonorità molto electro-oriented. Contemporaneamente viene chiamato dai norvegesi Mayhem per cantare sul loro capolavoro De mysteriis dom Sathanas, uscito nel 1993 e subito diventato una pietra miliare del black metal. Alcuni anni dopo Attila prende parte (in veste di special guest) alle registrazioni di Kali Yuga bizarre, il debut cd degli Aborym, e nell’album successivo assume addirittura il ruolo di cantante ufficiale della formazione italiana. In questa compilation sono inclusi brani di tutte le band con le quali Attila ha collaborato in questi anni, per un totale di quattordici tracce. Oltre ai gruppi sopracitati sono presenti anche formazioni dedite al metal più estremo come Korog, Anaal Nathrakh, Limbonic Art e Emperor: in particolare vorrei segnalarvi i brani delle ultime due, visto che sono da considerare tra i migliori gruppi symphonic black di sempre. Da non perdere (per chi non ha mai avuto modo di ascoltarla) anche la performance di Attila nei brani dei Mayhem (qui presenti con “Cursed for eternity” e con la mitica “Freezin’ moon”), ai quali la sua voce perversa e malata si adatta perfettamente. Qualche considerazione a parte la meritano i pezzi di Plasma Pool e Professor Fate: nel primo caso si tratta di un gruppo che ha sempre proposto un’EBM in sé e per sé abbastanza dozzinale, ma resa particolarissima proprio dalle vocals del singer ungherese (a dir poco uniche nel panorama electro), nel secondo brano invece viene presentata una sorta di remix dell’intro di “Walk the path of sorrow” dei Satyricon (cioè il brano di apertura di Dark medieval times), che a mio parere è anche uno tra i pezzi più belli di questa bizzarra (ma interessante) compilation.

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