In Strict Confidence: Holy

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Ver Sacrum Avevamo lasciato gli In Strict Confidence in uno stato di grandissima vena creativa culminata con l’eccellente Mistrust the angels ed ora li ritroviamo con questo nuovo e splendido Holy, un disco che amplia ulteriormente gli orizzonti musicali della band tedesca, un album innovativo e coraggioso che riparte appunto dagli spunti introdotti con l’album precedente, amplificandoli ed introducendone di nuovi. Sempre più spazio alla voce femminile (Antje Schulz, vocalist della band heavenly-voices Chandeen, è ben più che un ospite), gli elementi elettronici vengono irrobustiti da chitarre e batteria, per un’evoluzione sonora che può essere accostata a quella intrapresa qualche tempo fa dai Project Pitchfork. Se proprio si vuole “etichettare” questo disco, continuiamo pure a parlare di elettro-dark (spero di non dover leggere da nessuna parte termini come future-pop ed EBM, generi che apprezzo ma che con Holy non hanno nulla da spartire), ma sarebbe veramente limitativo “ingabbiare” quest’opera in una sola, fredda definizione; questo è un grandissimo disco composto da eccellenti canzoni, un lavoro che nel suo piccolo può segnare un’epoca ed aprire la strada verso nuovi sentieri nel variegato panorama della musica elettro-dark. Le bellissime “Seven lives” e “Closing eyes” (tanto per citare le mie preferite), sono due brani modernissimi in cui possiamo apprezzare tutte le caratteristiche vecchie e nuove del sound di In Strict Confidence; due i pezzi completamente affidati alla voce di Antje Schulz : “Emergency” e “Sleepless”, due brani dolcissimi che sembrano uscire dal repertorio degli Hungry Lucy, mentre il suo duetto con Dennis in “Closing eyes” ricorda molto la bella “Engelsstaub”; l’apporto della chitarra è ben marcato sopratutto in “Another night” (il brano più “duro” del CD assieme all’iniziale “Eye of Heaven”); che dire poi di “The Darkest corridors” e “No love will heal” ? Questo è un disco che lascia senza fiato dalla prima all’ultima traccia che è la strumentale “Alpha Centauri”, 15 minuti circa di sperimentazioni ambiental-industriali che proseguono (se possedete la limited edition di Holy) con il brano “Alpha Omega” dalle analoghe caratteristiche. Inutile andare oltre: disco eccellente (ed un posto per la playlist 2004 è già prenotato sin da ora)

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