Nebula: The path of white clouds

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Ver Sacrum Seconda produzione per Stella Maris, secondo lavoro per il progetto aperto denominato Nebula. Come per il precedente CD intitolato “Genesis” e recensito su questo sito nel mese di Giugno, si tratta in buona parte di una collaborazione “a distanza”, in cui ognuno dà il suo contributo ma al tutto viene data una forma definitiva solo in fase di missaggio: potremmo quasi parlare di una comunione di spiriti affini, per i quali la musica non è un fine in sé ma, spesso, un mezzo attraverso il quale interagire con il corpo e la mente di chi ascolta e viene investito dal suono. Consiglio a chi fosse interessato ad un’introduzione di massima al progetto di rileggere la precedente recensione. Da un punto di vista tematico, questo secondo lavoro prosegue in qualche modo dal punto in cui si era fermato il precedente: se quello descriveva sotto forma di suoni la creazione dell’universo secondo quanto descritto nel Popol Vuh e si fermava alla creazione dell’uomo, questo invece vuole descrivere una sorta di percorso iniziatici nel quale l’uomo, appena creato, prende coscienza di sé. Come nel caso del precedente CD, anche in questo si trae l’ispirazione da un’opera letteraria, “La via delle nuvole bianche” di Lama Anagarika Govinda, nel quale l’autore tedesco descrive la via del misticismo tibetano. Ai musicisti presenti nel precedente CD, in questo nuovo lavoro si aggiungono altri musicisti di spicco nella scena musicale ambient, come Mathias Grassow, Geert Verbene e Luna. Nel complesso, il suono è molto più sottile e prossimo al silenzio di quanto fosse in precedenza ma è anche più luminoso e delicato, come una carezza gentile all’apparato auditivo che viene dolcemente cullato durante l’ascolto. Non posso nascondere che Genesis era più vicino ai miei personali gusti musicali: in effetti il tema scelto si prestava meglio a sonorità più cupe e scure; di conseguenza il suo effetto su di me è stato più forte ed immediato. Ciò non toglie che anche in questo caso stia girando nel mio lettore un lavoro di spicco nel suo ambito musicale che, non si può nasconderlo, è da lungo tempo alla ricerca di una nuova direzione per dare sfogo alla creatività di una larga schiera di musicisti. Credo anche sia utile segnalare che The Path of white clouds è stato stampato in sole 350 copie e che ben difficilmente lo si troverà distribuito nei normali circuiti.

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