Raunchy: Confusion Bay

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Ver Sacrum Giunti al loro secondo albo (esordirono nel 2002 con “Velvet noise”), i danesi Raunchy ci ripropongono la loro peculiare ricetta fatta di micidiali thrash-riffs intagliati sulla compatta massa sonora amalgamata dalla tellurica sezione ritmica. Tecnica superiore alla media e belluina ferocia sono altri ingredienti fondamentali, ed eccovi serviti il – sanguinolento – piatto! Non sono dei novellini, essendo on the road dal 1994, e a loro supporto si è levata l’autorevole voce di Even Borivoj Krign, colui che ebbe il merito di scoprire per primo le potenzialità di acts ora arcinoti quali Sepultura e Machine Head. Con tale viatico, ed un pochino, lo ammettiamo, impressionati dalla biografia grondante plasma, ci siamo accostati a “Confusion bay”, disco autorevolissimo dotato di produzione stellare, capace di mettere in risalto ogni piccola sfumatura del devastante muro sonoro innalzato dai nostri. Vi troviamo brani che non ammettono replica, tanto sono violenti, come “Join the scene”, Summer of overload” ed “Insane”, ma anche inaspettate aperture melodiche, come nella bellissima “The devil”, giuocata sull’alternarsi di riffs cadenzati accompagnati da una discreta tastiera e parti velocissime affilate come un bisturi. Merito di un cantante, Lars Vognstrup, assai dotato e capace di assestare sull’ascoltatore delle vere e proprie mazzate, con urlacci da paura! Il nu metal fa capolino nelle più ragionate “Watch out” e “9-5”, fra le mie favorite, ma è impressione fugace, i Raunchy non concedono nulla alle mode del momento, preferendo esibire tutta la loro forza muscolare in tracce pesanti come macigni. Anche “Morning rise and a friday night” va lodata, ancora doppio cantato ora growl ora decisamente melodico, ed una struttura più complessa che pone in risalto il gran lavoro dei chitarristi Lars Christensen e Jesper Tilsted. Particolarmente accattivante la parte centrale, rallentata e crepuscolare al punto giusto, tale da rendere commerciale, nella moderna accezione del termine, questa canzone adattissima ad essere presentata come single (e curiosamente posta praticamente in coda alla scaletta). Chiude “Bleeding #2”, nulla aggiungendo di nuovo a quanto proposto finora: il massacro soniko continua!

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