Orgy: Punk statik paranoia

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Ver Sacrum Dopo un lungo periodo di silenzio ecco che finalmente si fanno risentire anche gli Orgy, band che qualche anno fa aveva creato non poco scompiglio nella scena alternative metal, proponendo un’apprezzatissima miscela di sonorità che molto aveva a che fare con il synth pop degli anni ottanta e la musica elettronica in generale. In questo terzo lavoro Jay Gordon e compagni propongono materiale che attinge a piene mani “dal passato”, nel senso che ci ritroviamo ad ascoltare dei brani che sembrano composti da una formazione nu metal “pentita” e stanca delle solite cose, che per riuscire a proporre qualcosa di nuovo decide di ritoccare il proprio sound aggiungendo inserti elettronici qua e là. Il problema è che un’operazione del genere poteva suscitare interesse un po’ di tempo fa, ma ora come ora non è più in grado di sorprendere né di entusiasmare nessuno. Dovendo giudicare Punk statik paranoia come se fosse un episodio a sé stante si potrebbe dire che si tratta di un album piacevole che contiene alcune tracce degne di nota, ma una volta collocato nel contesto musicale attuale e messo in relazione con lavori similari (o con le precedenti release della band) diventa difficile non accorgersi dei suoi limiti. Tra i brani inclusi ho trovato maggiormente convincenti quelli in cui la componente “sintetica” ha più peso, come accade per esempio in “Leave me out” o in “The obvious” (anche se in quest’ultimo ritroviamo persino qualche riff in pieno stile Jane’s Addiction), mentre in altre occasioni ho avuto la sensazione che gli Orgy si siano un po’ troppo avvicinati a territori già ampiamente esplorati da altri. Sarà una suggestione ma alcuni loro pezzi suonano un po’ come un mix tra Linkin Park, Limp Bizkit e Adema (vedi ad esempio l’opener “Beautiful disgrace”, “Inside my head” o “Can’t take this”), cosa che a mio parere sarebbe stato meglio evitare visto che stiamo parlando di alcune tra le formazioni più famose di questi ultimi anni e che di sicuro il paragone non giova alla credibilità del gruppo di Mr Gordon. In un certo senso si potrebbe quindi parlare di un’occasione persa, di un album che avrebbe potuto rappresentare un ritorno in grande stile e che invece lascia un po’ l’amaro in bocca: non c’è che da augurarsi che la band riesca a superare velocemente questa sorta di fase involutiva che così tanto ha condizionato l’ultima produzione, e che torni molto presto a proporre musica più ispirata e originale.

TagsOrgy
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