The Unholy Guests: Black Clouds, Red Skies

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Ver Sacrum I moscoviti The Unholy Guests dimostrano con “Black Clouds, Red Skies” tutta la loro – encomiabile – buona volontà, intendendo diffondere la loro opera oltre i patri confini proponendo un dark-rock scolastico e chiaramente derivativo. Comunque le quattro tracce ivi presenti si lasciano ascoltare con piacere risultando, nonostante i summenzionati handicap, alfine sufficientemente piacevoli. Proveniendo dalla sterminata Russia, patria di eccellenti musicisti (e questi ragazzi padronanza tecnica ne possiedono!) ma ancora, per quanto riguarda gli ambiti più alternativi, sicuramente soggiogata ai modelli occidentali, il giudizio non può che propendere in direzione di una benevola considerazione. La title-track e “Helga” sono molto ottantiane nei suoni (è voluto?) e nelle intenzioni, “Dark Dancefloor” (che titolaccio, peccato…) è molto brit-goth, con ritmiche serrate e sottofondo di discrete tastiere a sostenere chitarre ficcanti. Kirill Pilot canta tenendo ben presente quanto appreso dai maestri (non solo Eldritch e Hussey), e lo fa con sufficiente trasporto. La conclusiva “Synapses Cry” (vi è pure una ghost track live, ma la registrazione da centro sociale non rende giustizia a pezzo e gruppo!) conferma quanto suesposto, rivelandosi forse il pezzo più personale.

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