The Gathering

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The Gathering

The Gathering al New Age (foto di Noctiluca)

Sono passati solo 11 mesi e 14 giorni dall’ultima volta che avevo visto la band olandese dal vivo, ma l’emozione è tanta nel vederli impegnati in un tour semi acustico a distanza di appena un mese dall’uscita di Sleepy Buildings. E’ innegabile che The Gathering sia una delle mie band preferite di sempre, insieme ad Anathema e My Dying Bride e di conseguenza seguirne l’evoluzione, dai tempi doom-gothic di Moonlight Archer (demo del ’92) e di Always (primo album ufficiale) al più recenteSouvenirs di stampo più rock-malinconico passando per Mandylion (primo disco con Anneke alla voce) e al capolavoro How to measure a planet? (doppio cd del ’98), è stato un atto di amore viscerale.

Il mio arrivo al locale risale alle 22 circa, ora in cui la band di supporto avrebbe dovuto incominciare, ma in realtà ho trovato Frank Boeijen (tastierista) intento a raccontare barzellette e a interagire con il pubblico… sembrava di essere quasi ad una riunione di vecchi amici. Grande! Poco dopo salgono sul palco, di fronte a circa 350-400 persone (ed era martedi), The Gathering. Subito la mia attenzione si rivolge al bassista o meglio alla bassista, vista la dipartita di Hugo Prinsen Geerligs come apprenderò durante il concerto. Un saluto di Anneke ad un non meglio specificato “Beppe” venuto da Lecce con un braccio ingessato per seguire l’intero tour italiano della band e subito dopo via con la musica. Breve introduzione solitaria di Anneke che oltre a scaldare la voce scalda anche il pubblico. Pubblico che con “Red is a slow colour” è già caldissimo e bramoso di forti ed intense emozioni. Calde ed intense luci viola, verdi, blu che spesso si soffermano sulla figura di Anneke: un angelo che incanta con la sua voce perfetta, le sue movenze aggraziate, gentili e la sua continua comunicazione con il pubblico, lanciando sguardi e sorrisi a tutti, ma proprio a tutti… I suoi assoli in “Broken glass” e “Like Fountains” (tratta dal secondo album) sono a dir poco commoventi e struggenti, rubando applausi scroscianti e sentiti.

Diversi classici della band vengono riproposti, come “Amity”, “Travel”, “Saturnine” e “Marooned”, che suscitano il pubblico ad un canto continuo e coinvolgente, accomunando tutti in unica grande pulsazione emotiva, vera, sentita ed emozionale. Pezzi nuovi, come “Souvenirs”; “Sleepy buildings” e brani che appartengono agli esordi metal della band, come “The Mirror waters”; “Stonegarden” e “Eleanor”, stupiscono per il modo in cui sono stati riarrangiati, stravolti ed eseguiti da René Rutten e Frank Boeijen, con il prezioso aiuto dell’onnipresente Hans Rutten. Una band sopra le righe che, dopo un’ora e mezza, concede generosamente altri quaranta minuti di bis, tramutando l’anima semi-acustica del concerto in una performance più elettrica ed aggressiva, proponendo la splendida e lunghissima (16 minuti e oltre ) “Black light district”, congedandosi dal pubblico con un assolo mono-accordo di due chitarre, un basso e un Boeijen e un H. Rutten letteralmente impazziti, durato un tempo infinito e la cui fine ha fatto esplodere il pubblico in un boato e in un applauso quanto mai meritato.

Tempo cinque minuti e la band si riversa nel locale, dimostrandosi disponibile a parlare, a scambiare opinioni, autografi e foto, sempre con il sorriso e con la felicità che caratterizza l’amore viscerale di The Gathering verso il suo incondizionatamente fedele pubblico. Quello che traspare da questo concerto, grazie alla presentazione acustica dei brani, è l’immensità della voce di Anneke, sicuramente almeno per me la migliore di sempre nel genere.

Links:

The Gathering – sito ufficiale

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The Gathering al New Age (foto di Noctiluca)

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