Bad Sector

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Bad Sector

Bad Sector al Lions Garden (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Nonostante la conoscenza pluriennale sia personale che artistica con Massimo Magrini, alias Bad Sector, non avevo mai avuto l’occasione di assistere ad un suo concerto. Il nome di questo artista è uno dei più rispettati e apprezzati nella scena ambient-industriale, forse più all’estero che qui da noi in Italia: proprio all’estero infatti mi è capitato più di una volta di incontrare dei fan sfegatati della sua musica, così come non è raro trovare i suoi CD e dischi nei negozi più rinomati delle capitali europee. La dizione “artista di culto” calza perciò a pennello a Magrini, che porta ormai avanti da dodici anni questo suo progetto. L’attività di musicista è andata d’altra parte in parallelo, spesso intersecandosi, con quella di ricercatore presso il Dipartimento di Informatica Musicale del CNR di Pisa in un gruppo noto a livello internazionale per i suoi esperimenti con strumenti musicali “alternativi”, basati su “sensori” collegati a computer che trasformano i movimenti in suoni.

Il risultato di questi studi è finito inevitabilmente nella musica di Bad Sector, sia in studio che negli spettacoli dal vivo. Va notato però che Magrini non rinuncia alla componente umana nelle sue composizioni, che non sono mai perciò un mero esercizio accademico. I suoni sono pieni ed emozionanti, freddi e cibernetici, ma allo stesso tempo pulsanti di vita “vera”, di cervello e sangue. Questa componente umana e sanguigna è inevitabilmente enfatizzata nella dimensione live dove i suoni si fanno più diretti e viscerali, i ritmi intensi e coinvolgenti: necessariamente le trame atmosferiche e malinconiche delle sue opere più ambient rimangono in secondo piano, una saggia concessione verso una parte del pubblico che, come ogni sabato sera, affolla le discoteche più che altro per ballare e divertirsi. E il pubblico di stasera al Lions Garden è in effetti molto misto: c’è chi è venuto ad ascoltare Bad Sector e segue con estrema attenzione tutto il set senza mai abbandonare la posizione davanti al palco, c’è chi è venuto per la serata e chi è capitato qui assolutamente per caso. Non c’era quindi proprio un silenzio da teatro durante il concerto, ma tutto sommato il disturbo si è mantenuto su livelli di “maleducazione tollerabile”.

Lo show di Bad Sector è incentrato sull’unione tra uomo e macchina: Magrini sul palco si è presentato con due PC, degli effetti, un videoproiettore collegato al computer che mostrava dei disegni tridimensionali e su cui passava – a mo’ di messaggio subliminale – la scritta “Your Atoms Will Live Forever”, e infine il suo campionario di strumenti insoliti. Fra questi c’era il cosiddetto “stecco magico”, ovvero un tubo di plastica e plexiglass che quando sfiorato si illuminava e riproduceva con toni vibranti dei suoni campionati. Ancora più d’effetto era l’apparecchio che registrava i movimenti delle mani, trasformandoli sia in suoni, che variavano d’intensità e frequenza a seconda della posizione degli arti nello spazio, che in comandi per controllare lo spostamento delle immagini tridimensionali sullo schermo. Magrini ha indossato per tutto il set degli originali occhiali sui cui lati erano montati due piccoli faretti, che tagliavano con intensi fasci di luce il buio dello stage.

Bad Sector

Bad Sector al Lions Garden (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

L’impatto scenico era decisamente notevole pur nella minimalità degli elementi: Bad Sector sul palco sembra un personaggio a metà tra il futuribile, un’icona di quell’immaginario post-moderno immortalato nei film di fantascienza del passato, e l’antico, con la sua aria seria e ieratica da alchimista. Il concerto come già detto ha messo in evidenza le atmosfere più dure e di impatto (mi viene in mente il 10″ Jesus Blood di qualche anno fa anche se quella canzone non è comparsa – almeno in una forma da me riconoscibile – nel set del Lions Garden). Si sono fatti notare un pugno di brani con una marcata base ritmica, quasi ballabile in alcuni casi, molto di impatto, che sicuramente possono piacere a chi ama le produzioni dell’etichetta tedesca Ant Zen.

La musica è stata davvero eccellente e non ha mai avuto un momento di cedimento nei circa 45 minuti dello spettacolo: sebbene si sia trattato di un concerto “difficile”, più adatto a esclusivi festival industrial che a feste goth del sabato sera, Bad Sector è stato in grado di presentare uno show piuttosto convincente. L’unico appunto che mi sento di muovere è sull’eccessiva staticità del set: ad esempio le proiezioni su video erano tutte della stessa natura e sarebbe stato molto più interessante variarle con un’altra tipologia di soluzioni visive. So poi per certo che il sacco degli “strumenti insoliti” non è stato svuotato fino in fondo in questo set (mi hanno parlato tra gli altri di un alto cilindro che produce ritmi al tocco delle dita) mentre sicuramente il pubblico avrebbe seguito con molto interesse l’utilizzo dal vivo di altri macchinari come questi.

Bad Sector si conferma così una delle voci più innovative ed originali della scena italiana. Approfondite senza indugio la conoscenza con questo interessante musicista visitando il suo sito web all’indirizzo http://www.bad-sector.com.

Links:

Bad Sector – sito ufficiale

Bad Sector

Bad Sector al Lions Garden (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

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