Carinou: Bound

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Ver Sacrum Eh sì, i tempi cambiano e ultimamente anche un tipo come Fredrik Söderlund (già membro di Puissance, Parnassus, Octinomos e Algaion) deve aver ampliato di parecchio i propri orizzonti musicali se ha deciso di ripresentarsi con questo nuovo progetto dal nome Carinou, al quale tra l’altro prende parte un altro personaggio interessante della scena musicale svedese, vale a dire la tastierista Maggie Elfving (famosa per aver partecipato agli album dei pop-rockers The Ark!). Come avrete capito Bound non ha molto in comune con il passato industrial/black di Söderlund, anzi a dire il vero l’ascolto dell’album ha suscitato in me una certa perplessità, perché un tale cambio di direzione non potevo davvero prevederlo. Il bello è che comunque questo disco mi è piaciuto, e anche parecchio direi, infatti ci presenta una decina di tracce dall’indubbio fascino che stanno a metà strada tra synth-pop e industrial/metal, con una voce che ricorda tantissimo quella di Brian Molko dei Placebo (il timbro è praticamente identico, ma anche l’accento è molto british!!). I brani sono di quelli che colpiscono immediatamente, della serie che già al secondo ascolto ti sembra di conoscerli da una vita, inoltre direi che alcuni sono piuttosto adatti all’alternative dancefloor (vedi ad esempio “Vivid” o “Whore”), un contesto all’interno del quale non credo proprio che correrebbero il rischio di essere ignorati! La cosa strana è che la band identifica la propria musica con il termine “negative metal”, ma personalmente non lo trovo molto azzeccato: forse tale definizione ha in parte a che vedere con i testi, ma per il resto direi che qui di metal ce n’è ben poco e quello che c’è non è sicuramente “negativo”… Semmai si potrebbe parlare di oscurità, ma anche questa parola deve essere presa con le molle perché si riferisce solo ad una delle tante componenti del sound dei Carinou. Che dire, evidentemente il signor Söderlund, che abbiamo conosciuto grazie a piccoli capolavori come Let us lead (dei Puissance) o Let the stars fall and the kingdom come (dei Parnassus), nascondeva pure una smodata passione per il synth-pop inglese degli anni ottanta, che solo ora ha trovato una via per potersi finalmente manifestare. Concludo dicendo che probabilmente questo cd lascerà sconcertati i fan della prima ora dell’artista svedese, ma di sicuro gli permetterà di farsi conoscere anche in ambiti estranei al metal, dai quali non stento a credere che avrà grossi riscontri, anche perché Bound è davvero un lavoro di buon livello e una delle cose più carine che mi sia capitato di ascoltare dall’inizio dell’anno.

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