Der Blutharsch: Time is thee enemy!

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Ver Sacrum Dopo una lunga serie di rinvii e problemi dovuti ad errori commessi durante la fase di stampa delle cover, ecco che finalmente è uscito il nuovo lavoro di Albin Julius, il quale anche stavolta ha pensato bene di offrirci un bel cd digipack realizzato in carta speciale e con caratteri in rilievo. Non che ci sia da stupirsi, perché il musicista austriaco è solito avere una cura particolare per la veste grafica delle proprie release, ma era comunque doveroso sottolineare la cosa, se non altro a vantaggio di coloro che non hanno molta familiarità con la band. Per il resto nulla è cambiato rispetto al passato, le informazioni sono scarsissime ma oserei dire piuttosto “precise”, infatti troviamo dei ringraziamenti ai vari personaggi che hanno partecipato al disco (la solita Marthynna, Geoffroy D. dei Dernière Volonté, Marco Deplano dei Foresta di Ferro, Wilhelm Herich dei Genocide Organ e via dicendo) e pure la frase “…for we are the future and the past should beware!”. E la musica, dire voi? Beh, personalmente ritengo che i livelli di eccellenza raggiunti con i primi tre full-lenght siano un po’ lontani ora come ora, ma è anche vero che è difficile continuare a proporre per tanti anni lavori così belli come potevano essere i vari The track of the hunted, Der sieg des lichtes ist des lebens heil! o The pleasures received in pain. Quegli album sono dei capolavori e rappresentano al meglio quello che secondo me è il Der Blutharsch-style, mentre il nuovo Time is thee enemy! è sì un bel cd, ma come ho appena finito di dire è solo “bello” e non “ottimo”… In realtà c’è da fare una distinzione tra le varie tracce presenti al suo interno, in quanto sono tutti episodi abbastanza differenti tra loro. Tra i migliori includerei i brani più vecchio stile, come ad esempio i primi due e il quinto (eh già, tocca dir così perché come sapete non esistono titoli per le canzoni di questo gruppo!), dove ritroviamo il connubio tra una base percussiva dall’incedere incalzante e le solite atmosfere che potrei definire marzial-medievaleggianti. Niente male neanche la traccia numero otto (simile a quelle appena citate ma arricchita da una parte finale in piena vena ritualistic-ambient) e la dodicesima, che contiene la cover di “Baltikum” degli Ain Soph. La situazione invece peggiora un po’ quando il gruppo tenta di fare cose diverse dal suo solito, come ad esempio nell’irritante undicesimo pezzo, dove compaiono vocals degne di un cantante death metal con qualche problemino di gola, oppure nel decimo, a dir poco soporifero e fuori contesto con le sue melodie dolci e delicate. Tra l’altro non ho ancora capito come mai Albin Julius abbia iniziato a “delegare” così tanto riguardo alle parti vocali (continua infatti a circondarsi di ospiti che di album in album diventano sempre più numerosi): personalmente non ho nulla in contrario alle collaborazioni, ma preferisco i brani interpretati dall’artista austriaco, anche perché ho sempre considerato il suo modo particolare di cantare come uno degli elementi fondamentali della musica che propone. Un album contraddittorio quindi, che spero rappresenti solamente un episodio un po’ meno brillante del solito nella carriera di questa grande band. Rimane comunque ciò che ho detto inizialmente, e cioè che Time is thee enemy! non è un brutto disco, è solo che da personaggi del genere è lecito aspettarsi pure qualcosa in più! Acquisto obbligatorio solo per i fans e i collezionisti insomma, mentre a tutti i curiosi consiglierei di andarsi a sentire prima le vecchie cose e poi, eventualmente, di passare a quest’ultima release.

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