Sostrah Tinnitus: Les debris dé l'été

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Ver Sacrum Questo nuovo nome che appare negli ambienti della musica ambient rituale altro non è che il progetto solista di uno dei due membri dei Tvmvlvs Saraphim, gruppo che ha pubblicato un CD che ha ricevuto buone critiche l’anno passato. Sotto questo nome sono stati già pubblicati un paio di CD-R autoprodotti e distribuiti attraverso l’etichetta Slowdownhoney, personalmente gestita dal musicista, intitolati “Favo di fiele” e “Nebra”. Purtroppo non conosco i due lavori precedenti, ma di certo è un peccato giacché il lavoro di cui stiamo parlando è sicuramente di buon livello, pur non essendo particolarmente innovativo. Ciò non è necessariamente un male se, coma accade in questo caso, ci sono buone idee inserite all’interno dell’album. Colpisce senza dubbio il contrasto tra le atmosfere del disco e la stagione citata nel titolo: l’estate. In effetti nulla della lucidità e allegria che tipicamente vengono associate alla stagione calda è presente nei suoni emessi dal CD che sta girando nel mio CD; ciononostante l’estate è ben presente nei solchi, fin dai primissimi suoni, attraverso il canto delle cicale, il ronzio degli insetti, il rosicchiare delle larve nel legno dei tronchi degli alberi. “I resti dell’estate”, ossia la stagione in tutti quei lati che, normalmente, vengono lasciati da parte; resti nel senso di avanzi, ciò che della bella stagione non vogliamo pensare o ricordare. Da un punto di vista musicale spicca la presenza, sovrapposta agli onnipresenti “grandi classici” del genere musicale come i drone o le campane in lontananza, di diversi strumenti acustici (dal pianoforte al sitar a numerose percussioni di vario genere) e di suoni rubati alla natura: ne risulta un suono profondo ma allo stesso tempo reale, fisico, soffocante come il caldo di una notte rovente, afosa e asfittica. Un’opera ben realizzata e interessante, sicuramente all’altezza dei lavori pubblicati dalle etichette di culto del genere e che va ascoltata lasciandosi avvolgere dal buio e dai suoni.

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