The Veils

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The Veils

The Veils a Firenze (foto di Grendel)

Qualche settimana fa la notizia dell’arrivo in Italia degli inglesi The Veils aveva suscitato in me notevole interesse, ho infatti apprezzato parecchio il loro album di debutto The runaway found (uscito solamente da un paio di mesi e preceduto dal bellissimo singolo “Lavinia”) e non volevo perdermi l’occasione di poterli vedere dal vivo. A dir la verità le aspettative per questo concerto non erano poi molto alte ed ero ben consapevole del fatto che da una band così giovane (il leader e frontman Finn Andrews ha soltanto vent’anni e anche gli altri componenti del gruppo, ad eccezione forse del bassista, non devono essere molto più vecchi di lui!) non si potesse pretendere granché, ma credo che per tante altre persone presenti all’Auditorium Flog di Firenze la loro esibizione sia stata ai limiti del deludente, vuoi per la sua brevità, vuoi per l’atteggiamento dimesso e la scarsa presenza scenica dimostrata dai quattro britannici.

La serata si è comunque aperta con il concerto dei Delays, altra formazione emergente della scena inglese (il loro primo album, dal titolo Faded seaside glamour, è uscito solo da pochi giorni!) che è stata protagonista di una performance interessante (forse da alcuni considerata anche migliore di quella della band principale). Il gruppo propone un pop-rock piuttosto energico e diretto che piace e convince fin dal primo ascolto: di certo non si può parlare di sound originale o innovativo nel loro caso, però l’esibizione di cui si sono resi protagonisti mi è piaciuta parecchio, soprattutto per la grinta che i quattro hanno dato prova di avere e che è stata mostrata in particolare dal cantante/chitarrista e dal tastierista (cioè i fratelli Greg e Aaron Gilbert), sicuramente due personaggi che non mancano di farsi notare! Il primo ad esempio ha fatto alcune battute divertenti durante lo show, tipo quella riguardante l’esecuzione di un pezzo nuovo: non appena lo ha annunciato il pubblico ha lanciato un grido di approvazione, e lui prontamente ha replicato che era meglio aspettare ad esultare, perché poteva pure trattarsi di una …. schifezza!! Il tastierista invece si è messo in evidenza per le sue “passeggiate” sul palco, visto che nei momenti in cui non era impegnato a suonare il suo strumento si spostava in direzione del batterista o comunque cercava di attirare l’attenzione del pubblico con qualche gesto strano o movimento imprevedibile.

Terminata la (non breve) esibizione dei Delays c’è stato un veloce cambio di palco e poco prima delle 23.00 sono finalmente entrati in scena i The Veils. Fin da subito il loro atteggiamento è stato quello tipico di quattro ragazzini alle prime armi abbastanza spaventati e insicuri e non quello di una band che ha la certezza delle proprie capacità e si presenta on stage con la voglia di “spaccare”… Il comportamento del cantante (tanto per fare un esempio) è stato assolutamente in linea con quanto ho appena detto, difatti nella fase iniziale dell’esibizione ha evitato del tutto il contatto con il pubblico (in pratica ha eseguito le prime quattro/cinque canzoni mantenendo sempre lo sguardo abbassato, dando così l’impressione di essere una persona molto timida e di sentirsi a disagio nel proprio ruolo di frontman…). Direi che, perlomeno per i primi venti minuti, tale disagio si è fatto pesantemente sentire, influendo in modo negativo sulla resa complessiva dei pezzi, che purtroppo sono risultati un po’ fiacchi proprio per la scarsa dimestichezza che tutti e quattro i componenti del gruppo (e non solo il vocalist!) hanno con la dimensione live. Intendiamoci, i The Veils non sono degli incapaci, anzi tecnicamente parlando la performance è stata discreta, il loro problema sta piuttosto nella consapevolezza dei mezzi di cui dispongono, e nell’imparare ad affrontare il pubblico con molta più convinzione. Tra le prime canzoni era inclusa anche la già citata “Lavinia”, che personalmente non vedevo l’ora di poter ascoltare dal vivo e che tutto sommato mi è piaciuta, anche se (neanche a dirlo!) mi aspettavo una versione più coinvolgente di quella che invece è stata proposta. La sua esecuzione ha però rappresentato una specie di “svolta” nell’andamento della serata, difatti il brano (di sicuro il più famoso della band) ha riscosso un grosso consenso e molti applausi che, miracolo dei miracoli, hanno strappato il primo sorriso a Finn Andrews e compagni, i quali da quel momento in poi hanno iniziato pian piano a sciogliersi e a rilassarsi un po’.

Tra i brani proposti segnalerei soprattutto le bellissime “Talk down the girl” e “The leavers dance”, durante le quali il gruppo è finalmente riuscito a dar prova della propria bravura, ma in generale direi che il concerto è stato un continuo crescendo e quindi un po’ tutti gli ultimi brani proposti (in totale ne sono stati presentati undici, praticamente tutto il disco!) mi sono molto piaciuti. Tra l’altro durante la loro esecuzione il cantante è riuscito perfino a dimenticarsi della paura di essere su un palco, dando così prova di possedere eccellenti doti vocali. Dal vivo (così come già si poteva notare nell’album) la musica di questa band ricorda parecchio i primi U2 e Jeff Buckley, difatti in essa è molto forte la componente melodico/acustica ma ci sono anche molti momenti in cui il sound si fa intenso e potente: questo accostamento è certamente il motivo per cui The runaway found è stato così tanto apprezzato, e spero rimarrà una sorta di “marchio di fabbrica” anche per le future release del gruppo. L’esibizione si è comunque conclusa con l’ottima “More heat than light” e non ha incluso alcun bis, cosa forse abbastanza prevedibile ma che ha sicuramente lasciato un po’ l’amaro in bocca, visto che oltretutto la durata complessiva del concerto è stata di soli cinquanta minuti.

In definitiva si è trattato di una serata un po’ strana, che non definirei deludente anche se rimane il fatto che avrebbe potuto essere migliore di così… Il punto è questo: i The Veils hanno dimostrato di avere alcune ottime potenzialità, ma per adesso sono ben lontani dal riuscire ad esprimerle, anzi a dire il vero sono appena agli inizi di un percorso che sarà utile a raggiungere quell’affiatamento e quella sicurezza che ora come ora tanto gli mancano! Fargli fare un tour da headliners è stata una mossa un po’ azzardata e chissà, probabilmente loro stessi avrebbero preferito il ruolo di supporter di una band con più esperienza, dalla quale magari avrebbero potuto imparare qualcosa! Una formazione che deve “crescere” ancora molto insomma, e che forse durante il prossimo tour riuscirà a dare delle soddisfazioni ben maggiori di queste…

Links:

The Veils – sito ufficiale

Delays – sito ufficiale

The Veils

The Veils a Firenze (foto di Grendel)

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