Dwelling

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Humana, uscito per la Equilibrium Music e distribuito in Italia da Audioglobe, è uno dei dischi pubblicati nel corso del 2003 che più mi sono piaciuti. Questione di gusti, certo, ma rimanere insensibili dinanzi a brani come “O Cinzel do Tempo”, “Chasing The Rainbow’s End”, “The Wheel” o “Siléncio Intemporal” è praticamente impossibile. La bella voce di Catarina Raposo, le delicate ed avvolgenti trame intessute dalla chitarra e dal violino fanno di questa raccolta di brani, ossequiosi della grande tradizione canora portoghese, lucenti tessere di un elaborato mosaico. “Ethereal” e fado, le viuzze della vecchia Lisbona immerse nella penombra, un velo di melancolia delicatissima che adombra ogni singolo pezzo, le onde dell’Oceano morenti sulla spiaggia deserta. Una perizia strumentale ben superiore alla media che si accompagna ad una stupefacente naturalezza compositiva rendono Humanadisco imperdibile per tutti gli amanti della buona musica, indipendentemente dall’etichetta che ognuno vuole appiccicarle addosso. Semplicemente, genuinamente sublime.

Dwelling © www.dwelling.equilibriummusic.com

Siete attivi ormai da diversi anni, essendovi formati nel 1998. Quale è stata l’evoluzione del progetto Dwelling, e quali sono le vostre precedenti esperienze artistiche?

La nostra attuale line-up è costituita da cinque musicisti: Catarina Raposo alla voce una cantante esordiente, che ha studiato piano per dieci anni; Silvia Freitas al violino, che ha suonato in una band di folk celtico e sta completando i suoi studi di musica classica; Jaime Ferreira al basso, che ha suonato in un un gruppo di rock progressivo che si è ormai sciolto e ha studiato il basso per molti anni; Nicholas Ratcliffe alla chitarra classica, che si è formato studiando musica classica e ha anche suonato in diversi progetti rock; infine io, ovvero Nuno Roberto alla chitarra classica, che sono un chitarrista autodidatta e ho suonato in una band black metal.

I Dwelling hanno cominciato a lavorare veramente insieme dal 2000 – nel 1998 erano solo un progetto e nemmeno molto coerente -: all’epoca invitai il chitarrista Helder Dias ad aiutarmi ad abbozzare alcune canzoni per un’uscita promozionale. Appena cominciammo a lavorare capimmo che era necessaria una line-up completa per il tipo di musica che volevamo fare, così invitammo a unirsi a noi altri musicisti. Solo tre mesi dopo che la formazione fu completa registrammo Moments, che venne pubblicato nel settembre 2001, e cominciammo a preparare del nuovo materiale da presentare dal vivo. Helder lasciò il gruppo nel settembre del 2002 e venne sostituito da Nicholas, giusto due mesi prima dell’inizio delle session di registrazione di Humana, che è uscito poi per la Equilibrium Music.

Le vostre canzoni evidenziano grande perizia esecutiva ed un non comune gusto compositivo. Quanto influisce il vostro rilevante background sul processo creativo che porta alla definizione compiuta di un brano? Vi sono all’interno dell’insieme dei ruoli ben definiti, o tutti insieme partecipate alla stesura dei pezzi?

Grazie per i complimenti. Beh, generalmente uno dei chitarristi compone una melodia o una linea armonica che viene poi usata come base della canzone. Poi aggiungiamo gradualmente gli altri strumenti fino a che non otteniamo gli arrangiamenti completi. Spesso finiamo in un modo completamente diverso da quello con cui eravamo partiti, visto che ognuno di noi inserisce nella composizione un po’ della propria esperienza. E’ un processo organico in cui ognuno aggiunge il proprio contributo nella versione finale.

Per quanto riguarda il nostro background, credo che abbia un’influenza enorme nella nostra musica. Anche se ognuno di noi proviene da esperienze musicali diverse riusciamo ad amalgamarle nella nostra musica per creare qualcosa che possa definirsi nostro.

Ascoltando Humana traspare grande amore e rispetto per la tradizione musicale portoghese, cospicuo lascito che voi davvero onorate colla vostra opera.

Sì, nutriamo un profondo rispetto per la tradizione musicale del Portogallo, sebbene la nostra musica, soprattutto il repertorio presente in Humana, si distacchi un po’ dalle rigide regole del Fado. So che molta gente, specialmente straniera che non ha molta familiarità con il folclore portoghese, tende a pensare che il nostro suono sia soprattutto basato sulla musica tradizionale mentre questo non è interamente vero. Abbiamo preso delle ispirazioni dal Fado ma sono presenti anche altri elementi – musica classica, Jazz, Bossa Nova, per fare qualche nome – che ci distanziano dai generi tradizionali.

Catarina canta divinamente, la trovo inoltre particolarmente ispirata quando utilizza la lingua madre (“O Cinzel do Tempo” è semplicemente magnifica! Mi rivedevo percorrere le vie della vecchia Lisbona, al calar delle prime tenebre: questa canzone mi mette i brividi!). Allora emerge la particolarissima vena melancolica che rimanda al Fado…

Grazie davvero per le tue parole! Penso che questo brano sia il più malinconico dell’intero disco e sì, c’è un lieve collegamento con il Fado, specialmente per quanto riguarda l’interpretazione vocale. Questa canzone parla di una persona che, arrivata alla fine della sua vita, si guarda allo specchio e non si riconosce. Parla della sensazione che tutto ormai è stato, senza che sia mai veramente accaduto niente che abbia fatto cambiare una monotona vita.

Avete mai pensato di pubblicare un disco interamente cantato in portoghese?

Sì, è qualcosa di cui abbiamo parlato. In questo momento stiamo scrivendo il nostro prossimo album e almeno cinque canzoni saranno cantate in portoghese. Stiamo anche pensando di usare altre lingue come il castigliano o il francese. Vedremo cosa il futuro avrà in serbo per noi a questo riguardo, è ancora troppo presto per poter dire qualcosa.

Quali tematiche affrontate dal punto di vista lirico, a chi o a cosa vi ispirate quando stendete il testo di un brano? Questo avviene quando la parte strumentale è già definita?

Dipende fortemente dalla direzione complessiva dell’album. Per Humana abbiamo inventato una piccola saga, ispirata in parte alle opere di George Orwell, Phillip K. Dick, William Gibson e di qualche altro autore, nella quale abbiamo descritto metaforicamente la nascita e la caduta di un’ipotetica civiltà. Allo stesso tempo le canzoni possono essere messe in relazione ai cicli di vita degli esseri umani, visto che rappresentano dei momenti chiave dell’esistenza di ciascuno di noi. I testi sono aperti a varie interpretazioni e ciascuno vi può interagire a livelli differenti, a seconda del proprio punto di vista. Ad esempio “The reality that remains”, la fine della nostra piccola storia, descrive il paesaggio desolato che questa ipotetica società si lascia dietro dopo che ha consumato completamente se stessa. E’ un inno alla “Fine” che può riferirsi al termine di qualsiasi cosa – una storia d’amore, un’amicizia, una vita -, a seconda del significato che si dà alla canzone in un certo momento.

Per quanto riguarda l’ultima parte della tua domanda, il più delle volte scriviamo i testi dopo che gli arrangiamenti strumentali di base sono stati completati. Dopo aver lavorato alle parti vocali ci concentriamo sui dettagli della musica e ricostruiamo la canzone in modo che il tutto si accordi alla nostra visione. Ci sono state delle eccezioni, ma in generale questo è il nostro modo di lavorare.

Come avete conosciuto Nicholas (Radcliffe, studente della Academia de Amadores de Musica di Lisbona), un virtuoso della sei corde?

Abbiamo incontrato Nicholas tramite Silvia: studiano entrambi al conservatorio. Lei lo invitò ad uno dei nostri concerti quando Helder suonava ancora con noi e ci apprezzò molto. Quando Helder decise di lasciare il gruppo Nicholas fu il primo nome a cui pensammo: entrò subito in sintonia perfetta con il gruppo.

Dwelling © www.dwelling.equilibriummusic.com

Vi esibite sovente da vivo? Quale è solitamente il responso del pubblico?

Abbiamo suonato molto per promuovere Humanal’anno scorso – qualcosa come 15 spettacoli in un paio di mesi – e ora stiamo per ritornare su un palco dopo una breve pausa. Stiamo programmando molte date in Portogallo per quest’anno e stiamo per fare (n.d.r.: all’epoca dell’intervista) anche un piccolo viaggio in Germania per suonare al Wave Gotik Treffen.

Le reazioni finora sono state piuttosto buone, e in molti concerti l’accoglienza del pubblico è stata decisamente positiva.

Avete maturato esperienze live pure all’estero: in che occasioni? Vi sentite allora custodi dei valori culturali della vostra terra?

Finora abbiamo avuto soltanto la possibilità di suonare alla terza edizione del festival “Arcana Europa” ad Alcobendas, in Spagna. Si è trattato di uno show all’aperto in cui abbiamo suonato di giorno, non proprio la situazione migliore per assistere ad uno show dei Dwelling, ma penso che alla gente sia piaciuto nonostante le alte temperature dell’estate spagnola.

Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda invece non ci identifichiamo assolutamente in quel ruolo. La nostra musica è ispirata al Fado ma è assai distante dall’essere musica tradizionale o a rappresentare un esempio della cultura tradizionale portoghese, visto che traiamo ispirazione da differenti tipi di suoni oltre a quelli della tradizione.

Siete in contatto con gruppi italiani, e nel caso con quali?

Abbiamo avuto la possibilità di suonare con gli Ashram qualche volta negli ultimi due anni, siamo diventati ottimi amici e da quel momento ci sentiamo regolarmente con loro. Personalmente sono in contatto con Francesco Banchini/GOR e Vittorio Vandelli degli Ataraxia, con cui abbiamo suonato insieme, e con i ragazzi dei Lupercalia data la loro relazione con la Equilibrium Music.

Quale è stata la reazione della stampa riguardo Humana ed il suo predecessore Moments?

Quando pubblicammo Moments rimanemmo davvero stupiti dalle reazioni molto positive che ricevemmo da parte della stampa internazionale, visto che in Portogallo la maggior parte delle riviste non lo recensì affatto, dal momento che si trattava del MCD di debutto di una band sconosciuta pubblicato da un’altrettanto sconosciuta label. Con Humana il numero di recensioni è aumentato considerevolmente e in generale il feedback è stato il più delle volte positivo. Dipende molto dall’orientamento della pubblicazione e dai gusti del recensore: alcuni hanno detto, come qualcuno di Ver Sacrum (n.d.r. proprio il nostro Hadrianus), che è stato uno dei migliori dischi dell’anno, altri lo hanno trovato monotono e piatto. Siamo piuttosto soddisfatti del risultato finale visto che siamo consci del fatto che Humana non è un disco che si può apprezzare appieno ascoltandolo una volta sola: è stato bello sapere che sia piaciuto a così tante persone.

Ed a livello di vendite, sono state soddisfacenti, ed in quali paesi avete riscontrato maggiori soddisfazioni?

Credo che la Germania sia la nazione da cui abbiamo ricevuto i più calorosi responsi. Abbiamo avuto una buona attenzione da parte della stampa e suoneremo lì nel corso dell’anno.

Per quanto riguarda le vendite, Humana è uscito da oltre sei mesi e ha venduto circa 1.500 copie finora. Siamo piuttosto soddisfatti di questo risultato, considerando il fatto che stiamo lavorando con un’etichetta giovane e che questo è il nostro primo album full-lenght.

Che importanza riveste Internet quale strumento di diffusione della vostra opera?

E’ stato essenziale! Internet ha rappresentato il pilastro del nostro lavoro di promozione, distribuzione, di gestione dei contatti etc.. Non sono sicuro che saremmo riusciti ad ottenere tutto questo soltanto attraverso le lettere e il servizio postale.

Come definireste la vostra musica a chi non vi conosce?

Di solito faccio difficoltà a descriverla. E’ un’elegante specie di musica classica da camera, basata sugli strumenti acustici e sulla voce femminile, che prende ispirazione dal Fado, dal Jazz, dalla musica contemporanea, dalla Bossa Nova, dal Folk – o da qualsiasi cosa ci venga in mente al momento -, estrapolate dalle loro usuali formule di composizione e usate per creare qualcosa di nostro. Forse tutti questi riferimenti sono un po’ troppo tenui per essere identificati subito, ma col passare degli ascolti si cominciano a riconoscere facilmente.

Chi ha curato la parte grafica del disco, davvero intrigante?

E’ bello sapere che ti sia piaciuta! L’artwork è stato disegnato da me su consiglio di João Monteiro. Le fotografie sono mie e di Catarina (le mani sulla copertina sono le sue).

Volevamo realizzare qualcosa nella stessa vena della copertina di Moments ma che avesse degli elementi più oscuri, che potesse rendere un senso di corruzione; così siamo venuti fuori con questa idea.

Come considerate la scena musicale portoghese? Nel 1993, durante un soggiorno nel vostro Paese, rimasi stupito dalla quantità di emittenti radio che trasmettevano musica “alternativa”! E non solo a Lisbona; mi accadeva sovente di ascoltare Bauhaus, Sisters of Mercy, e soprattutto tanto metal! Il successo dei Moonspell ha portato effettivi vantaggi anche agli altri gruppi (anche se il paragone con quella band nel vostro caso è chiaramente forzato, dovendo semmai accostarvi ai Madredeus!)?

La scena in Portogallo è piuttosto peculiare. Ci sono tante persone che investono tempo e soldi per promuovere la musica, realizzando dei programmi radiofonici, scrivendo su riviste, organizzando degli eventi e così via, anche se talvolta non c’è molta gente che segue il loro lavoro. Abbiamo molte piccole scene underground che lavorano separatamente, creando molte divisioni e rivalità nell’ambiente musicale alternativo. La gente segue solo delle piccole specifiche espressioni artistiche e si lascia dietro tutto il resto.

Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, naturalmente il successo dei nostri connazionali ha portato molti benefici a tutti gli altri artisti portoghesi. Almeno ha mostrato a tanta gente di questo paese, famosa per la mancanza di fiducia nei propri mezzi, che è possibile per una band portoghese ambire ad una carriera nella musica alternativa.

State componendo nuovi brani? Seguono la strada già tracciata in Humana o intendete esplorare nuove direzioni?

Sì, abbiamo due nuove canzoni completate e per altre due stiamo lavorando sui dettagli finali. Sembrano procedere nella stessa direzione ma abbiamo realizzato degli esperimenti nella composizione. Stiamo lavorando sulla possibilità di aggiungere in alcuni pezzi dei nuovi strumenti – la chitarra portoghese, il basso a 8 corde -, per vedere se la cosa può funzionare. Credo che sia un po’ presto per dire esattamente come suonerà il tutto alla fine: dobbiamo ancora fare molta strada per finire un altro album.

A voi lascio le finali considerazioni. Auspici, sogni, emozioni, paure…

Grazie per il tempo e per la pazienza che hai speso per fare questa intervista. Spero che tutti la possano apprezzare.

Buona fortuna a Ver Sacrum!

Dwelling © www.dwelling.equilibriummusic.com

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