Coil: Live four - Prague/Vienna Autumn 2002

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Ver Sacrum Quarto capitolo dell’epopea live dei grandissimi Coil, probabilmente il gruppo che, insieme ai Laibach e a Lustmord, ha maggiormente influenzato l’intera scena musicale postindustriale e i cui segni possono essere ritrovati in decine e decine di gruppi differenti. Ormai i lettori di Ver Sacrum sanno bene che quando parlo di questo gruppo sono di parte e, per onestà, non posso fare a meno di ammetterlo fin dal principio. Ciò premesso, iniziamo con la descrizione del CD, che ha pregi e difetti molto simili a quelli del Live Three precedentemente recensito. Il pregio principale è l’indubbia qualità della musica prodotta dai Coil; rispetto all’altro CD, questo è molto più ostico e indigesto, ma chi conosce e ama il gruppo inglese sa bene che raramente i suoi lavori sono di semplice ascolto e che, però, sono in grado di dare sensazioni che pochi altri riescono a creare. Anche in questo lavoro, i Coil spaziano abbondantemente nella loro discografia: si possono trovare brani come “Last rites of Spring” e “Ostia” (forse il loro capolavoro), rispettivamente tratti da Gold is the metal e Horse Rotorvator, ma anche altri molto più recenti, tratti dai mini CD dedicati ai solstizi e agli equinozi (in particolare autunno ed estate), da Musick to play in the dark e dalla versione vinilica di Astral disaster. Sono presenti inoltre dei brani inediti, tra i quali è da notare un’incredibile e malinconicissima versione di “Bang bang”, registrata originariamente da Sonny & Cher, e riportata molto recentemente alla luce da Quentin Tarantino con il suo “Kill Bill”. Anche interessante è il fatto che, a parte la sola “Amethyst deceivers”, la scelta dei brani è molto diversa da quella fatta per il concerto di Bologna. D’altra parte, purtroppo, questo quarto documento live (che, può essere interessante sottolineare, è uscito per primo) ha gli stessi problemi di qualità sonora, apparentemente simile a quella di un buon bootleg piuttosto che a quella di un disco ufficiale. Ciononostante non posso fare a meno di consigliare, anche se con molto ritardo, a chiunque ami i Coil e la musica industriale in genere, l’acquisto di questo importante lavoro.

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