Lupercalia: Florilegium

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Ver Sacrum Vede finalmente la luce “Florilegium”, secondo capitolo della saga artistica targata Lupercalia, ridotti ora, poscia la fuoriuscita di Pierangelo Fevola, a semplice duo costituito dallo splendido chitarrista Riccardo Prencipe, detentore d’uno stile rimarchevolissimo per nitore esecutivo e per perizia compositiva, e dalla voce imperiosa di Claudia Florio, soprano entrato a fare parte dell’ensemble dopo la pubblicazione, avvenuta per i tipi della World Serpent, dell’esordio Soehrimnir”. La bravura dei nostri si concretizza in tracce corrusche di grande impatto quali “Tribe” ed “Aegypto ad Siciliam”, avvolgendo di solenne epicità composizioni arricchite dalla presenza di ospiti dal qualificato lignaggio, come il violinista Gianluca Uccio. “Personent hodie” veste gli scuri panni d’una ermetica ballata innerbata dall’austero cantato in latino (caratteristica comune all’opra intiera), conferente all’amalgama sonoro un’aura di suggestivo mistero. La lunga e funerea “Sub specie aeternitatis” si distende nell’arco di nove minuti, ed esplica marcate suggestioni gothike col suo solenne andare. Grande potere evocativo riveste “Rebis”, magnetica scheggia capace davvero di precipitarci in una altra epoca, sospendendo in noi qualsisia percezione temporale. Il recitato occulto di Lina Salvatore, in “Kundalini”, agghiaccia! Un paio di minuti scarsi, sufficienti a risvegliare in noi horrori che credavamo sopiti! “Axe” ristora il nostro animo ferito, ed è brano dall’andare gioioso che c’induce ad abbandonare ogni ubbia ed a lanciarci in vorticose danze. In chiusura si fanno largo il traditional “The wind that shakes the barley”, song di rara suggestione interpretata con personalità, e “Pilgrim’s chant”, riproposizione di una melodia risalente al secolo XII. Bel disco davvero, “Florilegium”, antologia di brani dal rilucente spessore Artistico (sì, con la A maiuscola!), collezione di gemme che mai ci stancheremo di mirare estasiati!

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