Skinny Puppy: The Greater Wrong of the Right

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Ver Sacrum Il concerto di Dresda del 2000, da cui è stato tratto un CD live, ha sancito la reunion degli Skinny Puppy, o meglio dei membri superstiti del gruppo – cEvin Key e Nivek Ogre -. Dopo tanto parlare e dopo che i due musicisti hanno nel frattempo rilasciato alcuni CD con i loro progetti solisti ecco che arriva come una bella sorpresa The Greater Wrong of the Right, la prima opera in studio della leggendaria band canadese a otto anni di distanza dall’album The Process. Che gli Skinny Puppy siano un vero e proprio mito per una generazione ampissima di musicisti alternativi non v’è alcun dubbio e questo è ovviamente maggiormente vero nel continente americano, non solo per vicinanza geografica ma perché proprio da quelle parti il verbo industriale si è più evoluto e contaminato con vari stili musicali, anche mainstream. In qualche modo il cerchio si chiude con The Greater Wrong … in cui sono evidentissime le commistioni dell’electro-indus del gruppo con alcune tendenze musicali contemporanee, in primis il nu-metal: non a caso molti vecchi estimatori degli Skinny Puppy hanno storto il naso all’ascolto delle chitarre distorte (campionate, non temete…) di “I’mmortal” e di “Pro-test” o delle parti vocali rappate di quest’ultimo pezzo. L’album è in realtà assai vario e mostra un’estrema ricchezza di stili e di tonalità diverse: risulta anche composto e assemblato con efficacia ed estrema perizia tecnica, mostrando il duo storico Key-Ogre in un evidentissimo stato di grazia. E’ curioso notare come le canzoni siano costruite in una forma piuttosto canonica, ad esempio con un ritornello sempre ben identificato e con frequenti aperture melodiche. Questa è senz’altro una delle differenze più marcate rispetto a molte delle composizioni del passato della band, in cui la “forma canzone” veniva destrutturata, interrotta in break, resa ostica all’ascoltatore occasionale. Talvolta questo meccanismo non riesce alla perfezione e in The Greater Wrong … non mancano anche dei, più o meno parziali, passi falsi: ad esempio le parti vocali di “Goneja”, per quanto siano interessanti per essere state completamente campionate e rimodulate in digitale, infastidiscono con quella linea melodica quasi raggamaffin, mentre “Neuworld” è un pezzo poco più che inutile. Questi momenti più deboli sono però ampiamente compensati dagli altri brani del disco in cui figurano canzoni davvero eccellenti, come la già citata “I’mmortal”, “Past Present”, un pezzo che non faticheremo ad ascoltare nei dance-floor oscuri che si apre in un’irresistibile linea melodica di sapore trance, oppure “Ghostman”, l’episodio che fa maggiormente i conti con il passato del gruppo. Questo è davvero un album ben fatto, con ottime canzoni che senza essere ruffiane sono costruite per piacere ad un pubblico potenzialmente vasto, appartenente a varie scene alternative. In breve… bentornati Skinny Puppy!

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