Inner Shrine: Samaya

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Ver Sacrum Con Samaya il duo fiorentino degli Inner Shrine è al suo terzo lavoro, dopo il debutto avvenuto nel 1997. Gli Inner Shrine propongono, in una produzione davvero ben curata, un suono potente e sinfonico dove corposo è l’uso del cantatto femminile. La base del loro suond è indubbiamente il gothic metal, come dimostrano pezzi quali “The Inner Shrine” oppure “Res Occulta” splendida e cantata in latino così come in parte la potente “Path of Transmigration”, dall’arrangiamento molto elaborato ed in cui si fondono sonorità sinfoniche di tradizione occidentale a suoni e mantra orientali, in un effetto notevole (del brano è presente un videoclip, diretto dal francese Victor Ferrand). Ma il duo è capace di esplorare anche altri territori. “Soliloqium in Splendor” è infatti un pezzo melodico, avvolgente e lento, decisamente goth; “Le Repos que la vie a troublé” e “Requiem” sono due strumentali cristalline e romantiche; “Catarsi” e “Waves like Dolphins”, giocano su raffinati arpeggi acustici. Infine, “Elegiacus in Re min”, la rielaborazione (o meglio la riscrittura) dell’omonimo brano di Rachmaninov, è una scommessa (vinta?) ed una sorpresa tutta da scoprire. Bello: oscuro, epico, malinconico e romantico.

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