Star Queen: Your True Self

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Ver Sacrum Come i loro connazionali Nightwish, pure gli Star Queen fanno gran sfoggio di ampollosità e di grandeur sinfonica, pur se rilevanti sono le caratteristiche stilistiche che li distinguono nettamente dai multiplatinati best-sellers appena citati. La voce di Stella Tormanoff, pur se ben impostata, non raggiunge le vette espressive lambite dalla brava Turunen, e l’ottimo lavoro svolto dal valido chitarrista, ed altra mente del combo, Thorbjorn Englund riesce solo in parte a colmare la siderale distanza che separa le due band. Inoltre, l’approccio compositivo degli Star Queen li fa propendere verso un symphonic-metal darkeggiante e rallentato assimilabile per certi versi a quanto proposto dagli svedesi Tad Morose (non disturbo i maestri Evergrey per l’ovvio rispetto che nutro nei confronti di questi ultimi). Va da sé che “Your true self” è lavoro indicato ai soli amanti del genere, perchè non sempre la tecnica viene messa al servizio della composizione, risultando questo aspetto penalizzante ai fini della fruibilità piena del disco. Opera difficile, solo in apparenza pretenziosa, destinata comunque a suscitare un certo interesse in virtù di alcune tracce ben eseguite e sufficientemente coinvolgenti, quali ad esempio “Exile”, la title-track, “Rainbow” e “Virginia and the wizard”, a mio avviso la migliore del lotto. Alla lunga, emerge una decisa sensazione di stanchezza, ed è un vero peccato. Da ascoltarsi suddividendo con cura la lista dei brani, non in un solo blocco, per meglio apprezzare alcune perle esecutive di gran valore. A questo punto mi sorge un dubbio: ma nella terra dei mille laghi vi sono più complessi musicali che abitanti, renne comprese? Lettori di Ver Sacrum, imploro il vostro aiuto!

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