T. A. C.: Splintered

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Ver Sacrum Che cos’è che fa di un gruppo un classico, un caposaldo di una scena? Domanda difficile, senza dubbio, ma una possibile risposta è la seguente: la capacità di rimanere se stesso pur trasformando notevolmente il proprio mezzo di espressione sonora, mantenere la sostanza scardinando del tutto la forma. Questo è probabilmente uno dei grandi meriti dei T.A.C., al di là di ogni dubbio tra i fondatori e da sempre uno dei punti cardine della scena industriale italiana: hanno attraversato, nella loro carriera, periodi caratterizzati da scelte musicali molto diverse tra loro ma sono sempre stati caratterizzati da forte personalità e da una linea costante nella direzione di una ricerca sonora tutta loro. Dopo un lunghissimo periodo di pausa seguito alla stampa di Apotropaismo, ci troviamo oggi davanti ad un forte fervore produttivo di Simon Ballestrazzi, da sempre fulcro del progetto, e della sua nuova formazione, costituita da Monica Serra e Corrado Loi. Il CD inizia con un bellissimo brano che, per il suo incedere lento e distorto, mi ricorda molto da vicino “Rat eye”, presente nei due CD appena usciti. Durante tutta la durata del CD si alternano ritmi più veloci ma mai semplici, giocati su glitch e rumori di vario genere, a sonorità più delicate e melodiose in cui si inserisce la voce della cantante, dal tono basso e caldo, spesso sapientemente lavorata. Durante l’ascolto sono emerse numerose possibili influenze, da Badalamenti (i suoni bassi e languidi sullo sfondo di “Broken”) alle sonorità techno-trance evolute di gruppi come gli Orb, dalle sonorità cicliche e psichedeliche dei Seefeel a quelle più scure e disturbate di certa ambient, dal folk geniale e avanguardistico dei Current 93 ad altre ancora che certamente mi salteranno in mente nei prossimi ascolti di questo CD. Nel complesso si tratta di un lavoro dai suoni molto differenziati e dalle influenze molto ampie che però riesce a dare l’impressione di uno stile proprio; difficilmente riuscirei a catalogarlo come “musica industriale”, definizione che indubbiamente oggi va stretta ai T.A.C., mentre tenderei ad inserirlo in una più generica definizione di avanguardia che lascia spazio a qualunque possibile apertura mentale; in qualche modo sembra proseguire qui la ricerca, iniziata ai tempi di Apotropaismo e proseguita con Twilight Rituals e Waiting for the twilight, sulle possibili modulazioni e manipolazioni della strumentazione acustica. Per chi ha apprezzato i due precedenti lavori di questo fantastico gruppo, questo nuovo CD è da non perdere.

TagsT.A.C.
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