The Prodigy: Always outnumbered, never outgunned

0
Condividi:

Ver Sacrum The fat of the land, il penultimo album dei Prodigy, è un lavoro che per certi versi ha segnato un’epoca… Sono passati ben sette anni dalla sua uscita e in questo lungo periodo se ne sono sentite di cotte e di crude in fatto di contaminazioni tra elettronica e stili musicali come il rock, il metal e il punk, ma di certo tante di queste cose non sarebbero neanche esistite se prima di esse non fosse stato pubblicato il capolavoro di Liam Howlett e compagni. Tra l’altro quel cd non ha solo spianato la strada a decine di band o progetti “borderline”, ma è anche servito ad avvicinare il pubblico rockettaro ai suoni elettronici, e a farglieli perfino apprezzare (non ci scordiamo che, fino a una decina d’anni fa, un genere come la techno era odiatissimo da tutti tranne che dai frequentatori delle discoteche “di tendenza”…). Come dicevo i tempi sono molto cambiati, e quindi immagino che questa nuova (e a dir poco attesissima) fatica della formazione inglese non riuscirà neanche in minima parte a bissare l’enorme successo di ciò che l’ha preceduta, anche se sicuramente i riscontri commerciali non mancheranno… Il problema sta nel fatto che questo Always outnumbered… è “solo” un buon disco, ma non ha la carica dirompente dell’altro, e soprattutto non è da considerarsi come qualcosa di innovativo. Per la verità la prima volta che l’ho sentito ho provato anche un po’ di delusione, perché più che un album dei Prodigy mi è sembrato la creazione di uno dei tantissimi dj’s che oggigiorno affollano la scena dance “alternativa”. I brani inclusi non sono certo brutti, ma non riescono a dare l’idea di un insieme compatto: in pratica almeno un terzo del cd è fatto di riempitivi, cioè di cose tutto sommato abbastanza scontate e non proprio all’altezza della fama del gruppo. Tra queste citerei in particolar modo le super-anonime “Medusa’s path” e “Phoenix”, ma anche la “rappante” “Get up get off”, di qualità a dir poco mediocre. Per fortuna però ci sono anche molti pezzi interessanti e di sicura presa, vedi ad esempio le varie “Girls”, “Spitfire” e “Action radar” (quest’ultima in particolare è una track molto grezza ed energica, che propone addirittura sonorità “electro-punk”…). Non male neanche “Hot ride”, il brano nel quale canta Juliette Lewis (per chi non lo sapesse dirò che attualmente la brava attrice di Assassini nati e Kalifornia milita in una band chiamata Juliette & The Licks!!) e “Shoot down”, al quale invece ha partecipato Mr Liam Gallagher degli Oasis. Insomma, non si può certo dire che questo sia un lavoro da buttar via, ma dai Prodigy (che oggi come oggi sono ormai una sorta di solo-project di L. Howlett) era davvero lecito aspettarsi qualcosa in più…

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.