Zillo Festival 2004

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Zillo 2004

Pubblico allo Zillo 2004 (foto di Candyman)

Attratto da un cast di tutto rispetto, mi sono recato in compagnia di alcuni amici all’edizione annuale dello Zillo Festival, svoltasi a St. Goarshausen, amena località tedesca nella valle del Reno. Si tratta di una zona turistica molto carina, immersa nel verde con caratteristici paesini che si affacciano su entrambe le sponde del fiume, con la presenza anche di numerosi castelli, alcuni ben conservati, altri in rovina. L’evento musicale si svolge invece nel Loreley Freilichtbuhne, una sorta di anfiteatro collocato sulla sommità di una collina. Il palco è coperto da una tensostruttura e solitamente ospita concerti di tutti i generi musicali e spettacoli vari; ottima l’acustica e la visuale, anche grazie alle gradinate che consentono anche ai meno alti di godere di una buona vista del palco; tutt’attorno i consueti stands di abbigliamento, accessori, dischi e generi alimentari. Nel complesso una bella situazione che si fa preferire sotto diversi punti di vista al più grande e dispersivo M’Era Luna Festival; qui vi è un solo palco, quindi meno concerti e la possibilità di “staccare” per circa mezz’ora tra un concerto e l’altro ed inoltre, come detto, sia l’acustica che la visuale sono migliori.

Venerdì 16 Luglio

L’evento si svolge sulla durata di tre giorni, anche se in pratica la giornata inaugurale (venerdì) non offriva granché: in programma i concerti di alcune band “emergenti” che credono abbiano partecipato ad un concorso indetto dalla rivista Zillo e, come unico headliner della giornata, gli Umbra Et Imago. Ci rechiamo dunque all’arena solo in serata per assistere (più per curiosità che per passione musicale) all’esibizione di Mozart & Co. ed alla successiva serata danzante. Non avevo ancora visto un concerto degli Umbra Et Imago (possibilità ne avevo avute, tra i vari Festiva di Lipsia e M’Era Luna, ma fino ad oggi avevo sempre preferito vedere qualche altra band) e quindi ero piuttosto curioso di verificare alcune voci sull’alto contenuto “erotico” dei loro show……. le promesse da questo punto di vista non sono andate certo deluse!

Ma prima occupiamoci della musica; non essendo un loro fan, non sono in grado di ricostruire la scaletta dei pezzi eseguiti (ho riconosciuto giusto per via dei titoli i brani “Memento Mori” e “Mea Culpa”, quest’ultima cantata da Mozart in coppia con il cantante dei Crematory). Un concerto sostanzialmente catalogabile nel filone “hard-rock”, genere che non rientra certo nelle mie preferenze musicali, ma che per una serata si lascia anche ascoltare, più che altro perché eravamo occupati a seguire la performance di Mozart (tamarrissimo ma simpatico e trascinante leader della band tedesca) e delle due ragazze che, in abiti che definire succinti sarebbe un eufemismo, hanno arricchito la parte visiva dello show. Non descriverò nei dettagli ciò che è accaduto sul palco per non incappare nelle maglie della censura, ma diciamo che tra siparietti lesbo e fetish, non ci si è fatti mancare nulla. Insomma, pur non essendo il mio genere musicale, mi sono anche divertito!!

Dopo tutto ciò, si ha voglia di sfogarsi (in che senso ??) e quindi ci rechiamo nell’angusto spazio che ospita la serata danzante, un tendone decisamente piccolo per la massa di gente che dovrebbe ospitare; la temperatura è altissima, ed il godimento musicale non da meno, con una scaletta a 360 gradi che spazia dalla wave, al gothic, all’elettro con la pista sempre stracolma, con tutti che ballano tutto!! Ecco uno dei motivi per cui venire in Germania è sempre divertente; qui le divisioni settarie che affliggono la “scena” italiana sembrano non esistere, la gente si vuole e sa divertirsi. Meglio che mi fermi qui ed eviti i soliti peana…
Venerdì è stato quindi un buon antipasto, da domani si fa sul serio.

Sabato 17 Luglio

S.I.T.D.

S.I.T.D. (foto di Candyman)

Ed eccoci quindi a sabato, indubbiamente la giornata “clou” di questo Festival, che per noi parte alle 15.00 con l’esibizione dei S.I.T.D.; finalmente posso vedere dal vivo questa band che un paio di anni fa si è imposta all’attenzione generale con il singolo “Snuff Machinery”, e lo scorso autunno ha realizzato il full-lenght Stronghold. La loro esibizione è energica e convincente; pur penalizzati dal caldo pomeriggio e senza ricorrere ad alcuna trovata scenica particolare, i S.I.T.D. fanno ballare e cantare i propri fans, con alcuni dei pezzi piu’ riusciti del loro (limitato) repertorio. EBM energica con testi interessanti, brani ora più aggressivi ora più melodici, con due cantanti che si alternano a seconda del “mood” del brano da eseguire, mentre il terzo presente sul palco è Frank D’Angelo, tastierista nei loro concerti, nonché uno dei dj della serata di venerdì. Un concerto non trascendentale ma godibilissimo: quando si hanno nel carniere buoni brani (“Laughingstock”, “Venom”, “Hurt”, “Rose coloured sky”, oltre ovviamente l’acclamatissima “Snuff Machinery” alcuni dei pezzi eseguiti) e dall’altra parte c’è un pubblico che vuole divertirsi, il buon esito dello show è assicurato.

Soddisfatto ma semi-ustionato dal sole tedesco, decido di vedere il concerto dei Das Ich da posizione defilata, sulla destra del palco, all’ombra di qualche albero; in fondo ho visto Kramm & Co già diverse volte, di cui l’ultima solo poco tempo fa a Milano. Il loro concerto è sempre comunque impeccabile, con la solita grande prestazione “fisica” di Stefan Ackermann, oggi completamente dipinto di rosso e sempre più simile a Gollum de Il Signore degli Anelli, mentre Bruno Kramm e l’altro (inquietante) tastierista manovrano i soliti argani su cui poggiano le tastiere. La scaletta del concerto è appunto molto simile a quella del concerto di Milano, con spazio per alcuni ottimi brani del nuovo cd Lava ed alcuni classici del loro repertorio; ecco così eseguite “Fieber”, “Sehnsucht”, “Kain und Abel”, “Die Propheten”, “Der schrei”, “Garten eden”, ecc… sino all’apoteosi di “Gottes Tod” e “Destillat”…. Si può ben dire che assistere ad un concerto dei Das Ich è sempre garanzia di spettacolo!

Suicide Commando

Suicide Commando (foto di Candyman)

Ora che ho recuperato le forze, posso cercare di guadagnare le prime file (nonché un po’ d’ombra) per uno dei concerti che mi hanno spinto a questo festival: Suicide Commando. Avendo dovuto rinunciare alla data di fine aprile a Vicenza tengo molto a questo concerto, in cui la band belga darà ampio spazio ai brani dell’ultimo album Axis of evil. Sul palco, oltre ai due consueti tastieristi (Tanja Richter, che è la sua ragazza, e Torben Schmidt, ovvero mr. Lights of Euphoria), per la prima volta da quando vedo Suicide Commando dal vivo vi è un batterista; una tendenza che sta prendendo sempre più piede tra le band elettroniche, quella di avvalersi di un batterista in sede “live”. Del concerto che dire? Johan Van Roy si dimostra ancora una volta grande frontman e dà vita al solito esaltante concerto in un susseguirsi di grandi successi, puntando sulla produzione più recente (eccezion fatta per “Sick in your mind”, eseguita indossando una camicia di forza). “Hellraiser”, “Raise your God”, “Love breeds suicide”, “Dein herz meine gier”, “Cause of death: suicide”, “Face of death”, “Evildoer”, “One nation under God”, “Sterbehilfe” e “Neurosuspension”, questi (in ordine sparso) i brani eseguiti. Peccato non aver proposto tante altre hits (ad esempio “See you in hell” o “Better off dead”), ma il tempo a disposizione in questi festival è quello che è e va rispettato; ad ogni modo, un concerto esaltante ed assolutamente appagante: lo smacco di Vicenza è cancellato!

London After Midnight

London After Midnight (foto di Candyman)

Quarto tassello di questo esaltante sabato, sono i redivivi London After Midnight; la band americana, esplosa come autentico fenomeno nella prima metà degli anni ’90, sembra essersi persa per strada; da anni si parla di un fantomatico nuovo album (l’ultimo Psycho Magnet se non erro risale al 1996!!!), ma per ora nulla, solo continue ristampe dei loro vecchi dischi. L’argomento “nuovo album”, viene toccato anche stasera, visto che la band californiana ha eseguito un paio di brani nuovi e presentandoli Sean Brennan ha dichiarato che si trattava di brani che appariranno sul disco nuovo, ma non si è sbilanciato sulla data di pubblicazione… staremo a vedere. Di certo i nuovo brani non mi hanno esaltato, gli arrangiamenti erano un po’ troppo fracassoni e sembravano strizzare l’occhio a certa elettronica per cercare di creare un cross-over tra gothic ed elettro (se l’obiettivo dei London è questo, meglio che chiedano lezioni ai Crüxshadows). I vecchi brani invece, pur essendo sicuramente di livello migliore, non riescono più ad esercitare su di me il fascino dei tempi passati, e quindi le varie “Nightmare”, “Psycho Magnet”, “A letter to God”, “Sacrifice”, ecc… si susseguono senza esaltarmi (e devo dire che la maggior parte del pubblico segue il concerto con una certa sufficienza). Sean Brennan non canta neanche male, ma non mette alcun mordente nella sua prova e sembra essere sul palco ad eseguire un compito controvoglia. Pur se si tratta di generi completamenti diversi, è inutile dire che esce stritolato dal confronto con Stefan Ackermann e Johan Van Roy.

Blutengel

Blutengel (foto di Candyman)

E’ ora la volta dei “mitici” Blutengel. Riesco oggi a colmare questa mia lacuna, ovvero non aver ancora visto Chris Pohl e ragazze all’opera…. Poco male dirà qualcuno, beh non io ed anzi, anticipo le conclusioni dicendo che a me i Blutengel dal vivo sono piaciuti. Tutto in playback, a parte le voci, certo (ma non lo nascondono, infatti non vi è nessun strumentista sul palco), un’esibizione che punta tutto sull’aspetto visivo, ma da questo punto di vista la scommessa è vinta, con una scenografia volutamente kitsch (croci cimiteriali, un trono al centro del palco, due figuranti seminude alle prese con siparietti erotico-fetish con catene e sangue finto), sapenti giochi di luci ed esplosioni di coriandoli e fuochi d’artificio. Un bello spettacolo visivo, per la regia di quel furbacchione di Chris Pohl (stasera in abito nero, camicia bianca, guanti di pelle nera e bastone… ), coadiuvato da Constance Rudert ed un’altra corista. A rendere ancora più “gotica” e ad effetto la loro esibizione, a metà concerto scoppia un furioso temporale ed il vento agita i lunghi abiti ottocenteschi delle coriste: sembra un effetto studiato. La pioggia cade copiosa e in un primo momento la gradisco, talmente sono accaldato, e quindi decido di resistere stoicamente sotto l’acqua per non perdermi questo spettacolino che chissà quando potrò rivedere, ma ad un certo punto, ormai fradicio, decido di fuggire verso l’auto per recuperare una maglietta asciutta ed un ombrello. Tale digressione mi costa un paio di brani, ma riesco ad assistere al gran finale, dove con mia sorpresa (e piccola delusione) non eseguono “Seelenschmerz”, ma il loro brano con il testo più patetico (è un bel match con diverse altre canzoni, lo so…): “Children of the night”. In precedenza, in scaletta, spazio in prevalenza a brani dell’ultimo cdDemon kiss, di cui ricordo “Angels of the dark”, “Forever”, “Love Killer”, “Navigator” “Go to hell” e “Solitary angel”. Canzoni leggere, stereotipi gotici a piene mani, dite tutto quello che volete, ma pur con tutti I loro limiti, a me continuano a piacere e dal vivo offrono uno spettacolo niente male e poiché ribadisco che da un concerto mi aspetto di essere appagato anche sotto il punto di vista visivo, per quanto mi riguarda I Blutengel passano l’esame.

Finisce di piovere, anche il tempo si mette a fare giudizio per coronare degnamente uno dei concerti più attesi di questo Festival; è infatti la volta degli Alien Sex Fiend, band che definire leggendaria non è un’esagerazione. Inizia a fare buio, ed indubbiamente questa è l’atmosfera migliore per i concerti “open air”; gli Alien si presentano sul palco in tre: ad accompagnare Mr. e Miss Fiend, un bizzarro chitarrista grassissimo, che porta in viso una maschera simile a quella del serial killer di una nota serie di film horror americani ed indossa un grembiule imbrattato di ciò che potrebbe sembrare sangue. La scenografia è tipicamente “batcave”, con teli simili a ragnatele che pendono dall’alto a delimitare la postazione del “ciccione” e di Miss Fiend, mentre, Mr. Fiend si muove lungo il palco con movimenti lenti e misurati (in almeno un paio di occasioni cade per terra, ma non capisco se l’abbia fatto apposta e se sia caduto sul serio). Scaletta da brividi: aprono con “E.S.T. (Trip to the moon)”, a cui seguono “Smells like shit”, “Now I’m feeling zombiefied”, “R.I.P.”, “I walk the line” ed un paio di altri brani che non ho riconosciuto (non molti i brani eseguiti, ma c’è da dire che in tutti i casi si è trattato di versioni molto lunghe), sino al tripudio assoluto con il pezzo che tutti (credo) volessero sentire “Ignore the machine”: l’apoteosi!! Un’esibizione che è andata al di là di ogni mia ottimistica previsione; devo ammettere infatti che ero timoroso di assistere ad un concerto deludente, con una band svogliata e che ultimamente sentivo dire essersi dedicata prevalentemente alla composizione di musica per videogames: ebbene sono felice di essere stato smentito e di aver potuto assistere ad un ottimo concerto e di poter aggiungere anche il nome degli Alien Sex Fiend alla lunga lista di band che posso dire di aver visto.

Siamo all’ultimo capitolo di questa esaltante giornata e si chiude degnamente, con un altro gruppo storico ed un altro prezioso tassello alla mia personale collezione di gruppi visti almeno una volta dal vivo: signori e signori, ecco a voi gli Skinny Puppy. Musicalmente non sono mai stato un grandissimo estimatore della band canadese, pur riconoscendo loro un’importanza storica innegabile per la formazione e lo sviluppo della cosiddetta “scena industrial”, ma ero comunque curiosissimo di assistere al loro concerto, dopo aver sentito parlare per anni delle loro performance (ed aver visto qualcosa su alcuni vecchi vhs): ebbene, anche in tal caso non posso che esprimermi in termini di esaltazione. Si è trattato di uno spettacolo magnifico, indubbiamente uno dei migliori concerti a cui abbia assistito; ciò è dovuto a diversi fattori, tra cui l’indubbio magnetismo che la band canadese sprigiona sul palco, un live set con luci ed immagini spettacolari (su un maxischermo alle spalle del gruppo venivano proiettati videoclip, ora di immagini virtuali ora tratte da documentari e telegiornali, con in bella evidenza tutte le nefandezze dei nostri tempi ed alcuni sciagurati personaggi della storia contemporanea: George W. Bush, Bin Laden, ecc…. tali immagini venivano mixate con quelle di una telecamera posizionato a livello del palco, che seguiva i movimenti del cantante) e l’assoluta maestria del chitarrista e del batterista che accompagnavano i due membri storici Cevin Key e Nivek Ogre. Concerto imperniato ovviamente suThe Greater wrong of the right, disco che li ha visti tornare alla ribalta dopo otto anni di silenzio, e su brani storici (posso citarvi “God’s gift maggots”, “Ashtoning white” e “The choke” eseguita come bis finale). Un concerto strepitoso (ero assolutamente rapito e non riuscivo a togliere gli occhi dal palco) in cui immagini e suoni si integravano perfettamente, creando un’atmosfera incredibile ed irripetibile. Tra le diverse immagini scolpite nella mia memoria, una delle piu’ nitide è quella di Nivek Ogre (che ad inizio concerto indossava un bizzarro costume che dalla mia postazione mi pareva essere di cartapesta o qualcosa di simile) giunto a fine concerto a torso nudo, imbrattato di sangue finto di cui si era cosparso già da diversi brani, dopo essersi sbarazzato di alcuni pezzi del costume iniziale, che ci fissa continuando a ripetere : “Welcome to the 21th century”. Concerto memorabile, di quelli di cui si può veramente andar fieri di poter dire: ” Io c’ero”.

Domenica 18 Luglio
Dopo l’abbuffata di ieri, oggi puntiamo la nostra attenzione solo su tre concerti. Dedichiamo quindi la mattina alla visita del paesino di St. Goar, sull’altra sponda del Reno, e di un affascinante castello che sorge nelle vicinanze. Ci rechiamo al Festival solo a metà pomeriggio, giusto in tempo per l’esibizione dei DAF; non ero particolarmente interessato a questo concerto che ho infatti seguito in maniera distratta (dopo i primi 3 o 4 brani ho preferito gironzolare per gli stand, limitandomi ad ascoltare senza vedere). I DAF (in tre sul palco) non mi hanno mai convinto al 100%, le loro canzoni mi paiono tutte uguali e francamente non mi pareva avessero molto da proporre, visto che tornati sul palco per il bis, hanno riproposto la classica “Der Mussolini” (brano su cui campano da anni), già eseguita nella prima parte del concerto. Scusatemi, ma su di loro non ho molto altro da dire.

Crüxshadows

Crüxshadows (foto di Candyman)

E’ con vero piacere invece, che a brevissima distanza dalla loro esibizione presso il Transilvania Live di Milano, posso rivedere i Crüxshadows, autentiche star qui in Germania. Mentre in Italia sembriamo essere in pochi ad apprezzarli (e qualche spiritoso non perde mai occasione per denigrarli), qui allo Zillo la loro esibizione è attesissima e basta vedere quanta gente indossa le loro magliette per capire quanto siano seguiti. Come prevedibile, lo scatenato Rogue monopolizza l’attenzione degli spettatori e dopo l’intro “Into the Ether”, iniziamo a sentire cantare le prime strofe di “Cassandra”, ma Rogue non è sul palco… ovviamente è mischiato tra la folla in mezzo all’anfiteatro, col suo consueto microfono ed inizia le sue peregrinazioni che lo porteranno diverse volte su e giù per il palco e l’anfiteatro, a volte seguito anche dalle due ballerine. Da un punto di vista visivo avrebbe loro sicuramente giovato esibirsi più tardi (se non ricordo male erano circa le 18.00 quando il loro concerto ha avuto inizio), ma comunque, come sempre, la band americana ce l’ha messa tutta trascinata dal carismatico Rogue, ed il pubblico li ha ripagati calorosamente. In scaletta diversi brani tratti da Ethernaut (“Cassandra”, “Love and hatred”, “Citadel” e la magnifica “Winterborn”), mentre dall’ultimo mcd Fortress in flames erano tratte “Dragonfly” e “Edge of the world”. Eseguita anche la vecchia e sempre valida “Marilyn, my bitterness”, mentre la chiusura è stata affidata a “Tears” (peccato non aver eseguito una delle mie favorite “Return (Coming home)”, ma i discorsi già fatti per Suicide Commando sui tempi limitati dei Festival riguardano anche loro, che pure hanno avuto ha disposizione quasi un’ora e trenta minuti). Ribadisco la mia passione per i Crüxshadows, sia per le loro canzoni così orecchiabili, a cavallo tra gothic ed elettro e soprattutto per ciò che sanno dare dal vivo. Con buona pace dei loro detrattori…

Il gruppo che chiude la nostra esperienza allo Zillo Festival sono gli In Extremo (in realtà in festival verrà chiuso dopo di loro dai Within Temptation, ma noi non abbiamo tempo da perdere…). Assistere ad un concerto della band tedesca, specie se “giocano in casa” è uno spettacolo, una di quelle cose che almeno una volta nella vita va vista e così, anche stasera, grandissimo concerto. Gli In Extremo salgono sul palco bardati nei loro caratteristici costumi “simil-medievali”, brandendo cornamuse, chitarre ed altri strani strumenti e ci offrono un concerto vibrante che manda in visibilio il pubblico tedesco che canta in coro tutte le canzoni (nonostante diversi brani siano in latino o in altre lingue arcaiche). E’ indubbio che il non conoscere bene la lingua tedesca non ci fa godere pienamente dello spettacolo (non comprendiamo infatti i frequenti siparietti tra il cantante ed il pubblico che ride fragorosamente), ma la musica è trascinante comunque, e lo spettacolo visivo non è da meno, con frequente ricorso ad effetti pirotecnici ed i musicisti che si muovono freneticamente sul palco. Impossibile stare fermi anche per noi sulle gradinate dell’arena, trascinati da questo clima di grande festa teutonica. Riconosco diversi brani dell’ultimo cd 7 e soprattutto quelli tratti da Sonder ohne zugel, da cui eseguono anche la famosa “Vollmond”; un altro ottimo concerto che chiude in maniera degna questo Festival veramente bello e riuscito. Possiamo tornare a casa pienamente soddisfatti, sperando di tornare da queste parti tra un anno.

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