Autumn Tears: Eclipse

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Ver Sacrum Continua la saga di uno dei migliori gruppi eterei provenienti da oltreoceano. Portata a termine nell’ormai lontano 2000 la trilogia Poems for dying children, Ted Tringo (di fatto l’unico membro stabile del progetto) riesce, finalmente, a dare un seguito alle ottime premesse dei lavori fino ad oggi pubblicati. Gli Autumn Tears non si sono certamente mai contraddistinti per la fretta di pubblicare nuovo materiale: quattro album in otto anni, con pause spesso lunghe tra l’uno e l’altro; ma se questo è il segreto della qualità delle loro produzioni musicali, ben venga. Le loro produzioni hanno mostrato costanti segni di evoluzione e di miglioramento, raggiungendo un ottimo grado di maturazione nel precedente lavoro. Questo Eclipse prosegue nella definizione di un indubbio stato di grazia: si tratta di un lavoro quasi completamente acustico, caratterizzato dall’uso di strumentazione classica (clarinetto, flauto, campane, cimbali, chitarra e contrabbasso) e delle immancabili tastiere a fare da sfondo. Si tratta di una musica estremamente intensa e delicata, che raggiunge a mio giudizio eccellenti livelli di lirismo e poesia; le voci femminili sono splendide come ci si può aspettare ma anche a loro modo particolari, più vicine alle atmosfere del folk che alla tecnica della musica classica; si alternano a quella maschile, decisamente personale nel timbro e nella forma. Splendidi gli arrangiamenti orchestrali, caratterizzati dal fatto di non essere mai banali, ma soprattutto dal fatto che gli sfondi delle tastiere non sono mai invadenti rispetto alla sezione acustica, lasciando nell’ascoltatore una sensazione di calma ed equilibrio: tutto è piacevolmente bilanciato, dalle morbide armonizzazioni corali agli intarsi acustici accoglienti; anche laddove ci si scosta leggermente dal “canone” Autumn Tears per avvicinarsi alle sonorità e ai timbri vocali dei Dead Can Dance (“The beauty in all things”), il risultato raggiunto è assolutamente di ottimo livello: l’impressione è di trovarsi al cospetto non di un’imitazione ma di un amorevole tributo. Si tratta di un ottimo lavoro, una delle cose migliori che mi è capitato di ascoltare in questa seconda metà dell’anno.

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