Mana Erg: The blind watchmaker

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Ver Sacrum Non c’è che dire, i Mana Erg sono una di quelle band che, per una ragione o per l’altra, non corrono il rischio di passare inosservate… Una tra le cose che più mi hanno colpito è la varietà di artisti coinvolti nella realizzazione di questo nuovo album, si va infatti da Artemiy Artemiev (uno dei più famosi compositori russi di musica elettronica ed elettroacustica) alla soprano Deborah Roberts (dei The Tallis Scholars), passando per personaggi come Anthony Burnham (che ha addirittura fatto parte degli Scorn!) e Martin Bowes degli Attrition (che ha masterizzato il disco). In realtà la cosa più stupefacente di tutte è che il gruppo è dedito a un sound molto difficile da etichettare: in generale direi che si può parlare di musica “sperimentale” (vedremo in seguito il significato specifico di questo termine…) e decisamente fuori dei canoni, che lascia piuttosto spiazzati ma che dal punto di vista formale non può che farsi apprezzare, anche perché si capisce subito che The blind watchmaker è il frutto del lavoro di musicisti molto preparati e capaci. Da notare che la produzione contribuisce in gran parte alla buona riuscita del cd, nel senso che in un caso come questo era estremamente importante far sì che i suoni fossero ben distinti e puliti, onde evitare di confondere troppo l’ascoltatore. Dico tutto ciò perché di “confusione” ce n’è parecchia nel disco, ed è dovuta al fatto che i vari brani inclusi sono un grande guazzabuglio di generi… Si va dall’elettronica al rock passando per l’industrial, il gothic e l’ambient, ma il punto è che qui non si parla di pezzi che hanno origine da un mix di tutte queste cose, bensì di episodi che propongono solo alcuni degli stili sopracitati, senza mescolarli tra loro. Il problema è che la loro particolare struttura e il fatto di essere molto diversi l’uno dall’altro fanno apparire l’album un po’ troppo disomogeneo, difatti a volte si ha quasi l’impressione di ascoltare una sorta di compilation… Giusto per farvi capire potrei menzionare “The lynx”, una track che alterna parti molto melodiche (nelle quali compare la voce soprano di Deborah) ad altre a metà strada tra l’electro-gothic e i Nine Inch Nails, oppure “Novi mir”, che propone (in alternanza) atmosfere ambient, momenti in chiave industrial metal e anche un po’ di sonorità tra l’etnico e l’etereo!!! Insomma, come avrete capito si tratta di un lavoro di non facile assimilabilità, che credo possa suscitare pareri molto contrastanti e che mi sentirei di consigliare solamente agli ascoltatori più “open-minded”…

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