Vast: Nude

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Ver Sacrum Grande sorpresa, “Nude” dei Vast, one-man band facente capo al ventottenne californiano (d’origine, essendo presto fuggito in New Mexico prima, in Texas poi) John Crosby, multi-strumentista al quale vanno ascritti pure i precedenti “Visual audio sensory theater” del 1998 e “Music for people”, venuto alla luce due anni dopo. Disco della rinascita, “Nude”, in quanto Crosby, proprio all’alba del nuovo millennio, ha deciso di lasciarsi alle spalle le precedenti esperienze, abbandonando gruppo, label e terra natìa. Disco sorprendente per la varietà di stili vocali esibiti dal nostro, a volte somigliante al Bono più epico e grintoso (“Turquoise”, “Thrown away”, “I need to say goodbye”), altre abbandonandosi ad una intrigante vena cantautorale (“Don’t take your love away”, “Desert garden”), sempre collo spettro dell’irlandese incombente, comunque. Per quanto concerne l’apparato strumentale, si potrebbe definire “Nude” disco di goth/dark/alternative rock, essendo queste le direttive principali entro le quali si muove, con le diverse componenti che si miscelano variamente in ogni singolo pezzo, determinando sfumature a volte sorprendenti, come nell’acustica “Winter in my heart”. Non si può certo restare indifferenti dinanzi a tale sforzo compositivo, e va premiata l’audacia di Crosby, autore che si dimostra assai sensibile anche dal punto di vista lirico. L’uso dell’elettronica non determina quella sensazione di urticante freddezza altrove riscontrabile, e la pacata e sofferta “Lost” lo dimostra ampliamente, contribuendo ad accrescere il consenso nei confronti del progetto Vast.

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