Lycosia: Lycosia

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Ver Sacrum Questi quattro svalvolati parigini si proclamano “glam-goth-deluxe”! Beh, come inizio non c’è davvero male! Ed ecco il vostro recensore, sensibile a certe affermazioni, imbarcarsi nell’esplorazione del disketto. Bene bene, “Rise up”, alla quale va l’onere d’aprire le danze, si dimostra traccia aggressiva ed ammiccante, chi ben principia… Potente e lasciva è “Cold summer”, con dei chitarroni in bell’evidenza ed inserti elettro disturbanti. Non sono certo dei novellini, i nostri franchi. Al 1998 risale il debut “Land of tears” ed all’anno successivo “No love lost”, il quale vedeva alla consolle il celebrato produttore Kit Wolveen (Anathema, Cathedral, Cradle of filth fra gli ultimi, ma vero e proprio gran vecchio della scena rock e metal, al servizio pure di Thin Lizzy e Gary Glitter!). Non è finita, nel 2000 esce “Unisex”, poi il silenzio cala sui variopinti Lycosia. Fino all’oggi. Torniamo all’autonominato CD oggetto d’analisi. Ancora sventato vigore esibito in “Travelling through our love”, ma è in episodi come la folle “Altai” che Shanka 777, Christi Scyte, Don Ragno e Kshatriya danno il meglio (!) di se stessi: intro orientaleggiante, poi via con le chitarre, sorrette da un drumming sostenuto, un magma soniko sul quale si stagliano le belluine urla del vocalist. Minacciosa ed obscura è “Trade in your hate”, song cattiva emanante malsane pulsazioni richiamanti addirittura i Nirvana. Lascia stupefatti “Scythia”, nel corso della quale v’imbatterete in ambientazioni gothikeggianti e morbose, presto squassate da un violentissimo inserto quasi-death! Rimette le cose a posto la ruffianissima “Elegy” (della quale in coda al CD è presente pure un remix, indicato come Fat!), ove l’elettronica prende decisamente il sopravvento a guidare una traccia moolto pruriginosa. Chiude “Ice queen baby”, pezzo che potrebbe vantare come padri i finnici The 69 Eyes! Gran bella canzone, non c’è che dire! Bravi Lycosia, hanno saputo far tesoro dell’esperienza accumulata in anni di frequentazione dell’underground, riversata in un dischetto che pare confezionato apposta per accattivarsi le simpatie del pubblico. Meritate, non v’è dubbio!

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