Neither/Neither World: Rewound

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Ver Sacrum I Neither/Neither World sono uno di quei (purtroppo numerosi) progetti che, pur muovendosi da diversi anni all’interno di una scena che seguo con una certa assiduità, non mi era ancora capitato di incrociare sul mio cammino. Il loro nome è anche alquanto apprezzato da numerosi recensori. La particolarità del progetto è che, evento piuttosto raro in ambito di folk apocalittico (mi vengono in mente solo i Sorrow), il riferimento centrale è una donna: Wendy Van Dusen. D’altra parte non posso fare a meno di notare che, per il resto, non ho trovato in questo CD altri grandi motivi d’interesse: a tutti gli effetti il CD è abbastanza piacevole all’ascolto, ma molto spesso si eccede nella semplicità dell’arrangiamento, il che dà al tutto una vena fortemente cantautorale che non riesce a colpirmi del tutto. D’altro canto, non posso non notare in numerosi momenti un’ispirazione abbastanza evidente ai succitati Sorrow, senza però che ci si riesca ad avvicinare lontanamente agli elevati standard del progetto personale di Rose McDowall che, soprattutto nel secondo lavoro di lunga durata, è riuscita ad integrare perfettamente la ricchezza degli arrangiamenti della musica più eterea e classicheggiante, alle semplici strutture e melodie del folk celtico. Non posso negare che buona parte dei brani presenti, composti in un lungo periodo che va dal 1996 al 2004, abbiano un loro fascino piacevole ma non riesco a vederli brillare di luce propria come ci sarebbe da aspettarsi da un progetto che milita nell’underground musicale da ormai numerosi anni; d’altra parte devo anche ammettere che, probabilmente, nel mio giudizio non riesco a fare a meno di lasciarmi influenzare dalle impressioni, non del tutto positive, avute in occasione del loro concerto romano, di cui è prossima la pubblicazione sulle pagine di Ver Sacrum. Da segnalare la presenza di quattro cover, due dei Jesus and Mary Chain, una dei Love & Rockets e una dei Bauhaus. In conclusione, potrei consigliare l’acquisto agli amanti del lato più morbido e semplice delle sonorità neofolk.

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