Orso Nero: Parte del mio gelo

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Ho acquistato questo mini CD al concerto del progetto “Rose, Rovine e Amanti” di qualche tempo fa; si tratta del progetto personale di Sandro Lezziero, membro dei Letatlin. Sono rimasto immediatamente colpito dalla veste grafica, indubbiamente piacevole a vedersi: si tratta di una custodia in cartoncino verde ruvido, evidentemente artigianale, chiusa da un sigillo in ceralacca; all’interno un altro cartoncino riporta i titoli dei brani. Questo CD-R è stato prodotto da Damiano Mercuri di “Rose Rovine e Amanti”, che me lo ha curiosamente descritto come “industrial melodico”. Amante dell’ossimoro e delle autoproduzioni come sono, non potevo fare a meno di entrare in possesso dell’oggetto il cui contenuto non mi ha convinto del tutto e, personalmente, non lo ritengo all’altezza della bella confezione. Intendiamoci, non si tratta di un brutto CD, in quanto le ambientazioni non sono malvagie, ma alcuni elementi minano il risultato complessivo: innanzitutto la registrazione, che non è certo di qualità molto elevata e tende ad appiattire il suono; anche la voce, quasi sempre molto filtrata, appare in alcuni casi alquanto forzata, in altri quasi fastidiosa; infine, il suono risulta a mio modo di vedere poco coeso, e mi ha lasciato nel complesso un’impressione di incompletezza e disomogeneità. Di buono c’è che non è semplicissimo trovare fonti di ispirazione immediate: il riferimento più vicino potrebbe essere un oscuro progetto che gravitava diversi anni fa nella scena torinese, chiamato “La Deviation/Motor Angel”, al quale si aggiungono influenze quasi wave nell’uso, qua e là, della chitarra elettrica; in alcuni punti il suono è in effetti abbastanza suadente, in altri l’uso di percussioni sintetiche non è malvagio, ma nel complesso credo che sarebbe necessario fare delle scelte più precise e risolvere alcuni problemi nell’amalgama del suono: troppo spesso ho avuto l’impressione di trovarmi davanti a delle versioni di test dei pezzi più che a brani compiuti e definitivi; anche l’apertura e la conclusione dei brani sono spesso troppo improvvise, come se si trattasse di un “cut & paste” un po’ brutale. Alcune idee interessanti comunque ci sono e anche qualche bel brano, come l’introduttiva “È la peste” e “The moon of China” (almeno tutta la prima parte, puramente strumentale). Da contraltare fanno alcuni brani sinceramente poco significativi come “Satori in Albania”. Personalmente ho apprezzato molto di più il recente lavoro dei Letatlin.

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