Voices Of Masada: Four Corners

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Ver Sacrum Nostalgia è il sentimento che emerge prepotente all’ascolto di “Four corners”. Ma non trattasi di opera meramente celebrativa, tut’altro! Danny Tartaglia vede così premiata la sua tenacia, e dopo l’anticipazione offertaci col mini “Prelude” (le tre tracce del quale sono presenti pure sull’attuale dischetto, in versione aggiornata), offre a tutti noi desiosi di ascoltare per l’ennesima volta del buon vecchio e sano british-goth di pascere i nostri voraci appetiti. Otto brani, adunque sono cinque quelli assolutamente inediti, totalmente asserviti a formule e sonorità che non vogliono, anzi, non devono!, perire. In spregio a mode caduche ed atteggiamente di facciata. Danny ci crede, e mai ha tradito la sua incorrotta fede. Lo spalleggiano ancora Raymond Shah, dotato di una voce classica, epica e declamatoria (il Dave Vanian più decadente è senza tema uno dei suoi maestri!), e la coppia di chitarristi Eddie Martin e Rob Leydon, precisi ed efficaci intessitori di obscure trame. Gran lavoro di Danny al basso, un continuo fraseggiare che ad ogni pezzo fornisce la spina dorsale. L’opener “Vathek” cresce collo scorrere dei minuti, anticipandoci un disco che non verrà certamente consegnato ai posteri coll’etichetta innovativo (ma che ce ne importa?), ma che possiede una carica coinvolgente. Il cuore gothiko pulsa vitale in “Days of November”, in “No more Gods”, così pervicacemente english, i tre episodi già uditi godono di una veste rinnovata che li rende vieppiù convincenti. Gran finale appannaggio della lunga “Shine”, sette minuti di austera bellezza. Una traccia umbratile, forse il pezzo più interessante del lotto. Degno suggello di un disco che induce al riascolto ripetuto. No, la fiammella del brit-goth mai si spengerà! Grafica spartana, distribuzione curata da Resurrection e Strobelight. Contattate Danny!

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