In Slaughter Natives: Resurrection - The Return of a King

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Ver Sacrum Mai sottotitolo fu più appropriato per descrivere questo CD: “Il ritorno di un Re”. Ed è davvero con la classe dei più grandi che Jouni Havukainen è tornato con il suo progetto In Slaughter Natives, uno dei gruppi più amati della scuderia Cold Meat (e scusate se è poco, considerando i prestigiosissimi nomi che la popolano…). Dal primo ascolto ho immediatamente capito che questo sarebbe stato il mio CD preferito del 2004. Si tratta di un’opera maestosa, inquietante, oscura, tetrissima ma anche estremamente elegante. Il suono degli In Slaughter Natives non è cambiato e se proprio deve essere fatto un appunto a questo Resurrection si può parlare della mancanza di innovatività rispetto alle opere del passato. Ma questo alla fine non importa affatto perché il CD è davvero stupendo. Si ritrovano quindi le orchestrazioni solenni, il drumming marziale, i campionamenti di voci operistiche, la voce distorta e gutturale che declama i testi, anzi talvolta sembra vomitarteli addosso. Le soluzioni rumoristiche si limitano a interventi minimali, ad esempio ai campionamenti di voci, mentre a farla da padrone sono le percussioni, o meglio strati e strati di percussioni – timpani, rullanti, drum-machine, campane – che si intrecciano a creare un muro di suono impenetrabile. Il tutto concorre a creare delle atmosfere davvero emozionanti a cui è impossibile rimanere indifferenti. Splendide le dieci canzoni qui presenti: citarne una sola sarebbe cosa inutile e riduttiva. Menziono invece la bonus-track costituita dal video-clip di “Clean Cathedral” (un pezzo non presente nel CD se non in questa forma). Il brano è davvero bello mentre il video non è davvero niente di ché, con il suo campionario di scene di macelleria, autopsie e varie “amenità” tipiche della (peggiore) tradizione industriale. Al di là del video Resurrection è un album che non può (né deve!) mancare nella collezione di ogni appassionato della scena industriale. Un’opera oscura come un pozzo senza fondo, come una notte di tregenda senza luna, come le vostre più profonde paure. In una parola: capolavoro!

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