PREcordings Soirée

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Non posso negare che era da molto tempo che attendevo di assistere ad un concerto degli Arcana, uno dei gruppi di punta della frangia più eterea e classicheggiante della musica oscura a livello mondiale e, personalmente, uno dei miei favoriti. Per motivi contingenti e con mio grande dispiacere, non ero riuscito ad andare a vederli a Reggio Emilia nel 2002, perciò sono stato felicissimo di poterli vedere nella mia città, anche se ben tre anni dopo; molto piacevole anche il fatto che il loro concerto sia stato inserito all’interno della seconda (dopo quella di Torino) PREcordings Soirée; ormai è noto che le serate legate al Post Romantic Empire (del quale la PREcordings è l’emanazione discografica) spaziano trasversalmente all’interno di generi anche abbastanza diversi tra loro e questa serata non è stata da meno, riservando anche qualche bella sorpresa ai presenti.

Stranamente, arrivo al Circolo degli Artisti quasi in orario ed entro dopo qualche breve chiacchiera fuori dal locale. La prima sensazione è di vaga depressione: al mio arrivo, fuori dal locale, ci sarà sì e no una ventina di persone e non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che neppure nomi di una certa importanza come quelli che suoneranno stasera siano in grado di attirare, se non le grandi folle come avviene in Germania, almeno un pubblico degno di interesse.

Gullinkambi

Gullinkambi alla PREcordings Soirée (foto di Ankh)

Poco dopo il mio ingresso inizia l’esibizione di Gullinkambi, progetto statunitense di dark ambient che mi era noto solo a livello di nome ma che non mi era mai capitato di ascoltare. La sua è una musica fortemente isolazionista, scura ma in maniera abbastanza diversa da quella tipica di Cold Meat Industry, dalla quale si distingue perché è meno funerea pur essendo molto scura. Il suono è profondo e affascinante, e lo stesso musicista, al margine sinistro del palco, suona in un buio quasi assoluto, tanto che la macchina fotografica ha difficoltà per la messa a fuoco. L’unica illuminazione proviene dallo schermo alle spalle del palco, su cui vengono proiettate immagini lunari e brevi testi, e dalle luci in giro per il locale. Pur essendo un ascoltatore di questo tipo di sonorità, continuo a chiedermi se e fino a che punto abbia senso fare delle esibizioni live che, necessariamente, non possono risultare coinvolgenti ma lasciano necessariamente una sensazione di freddezza. Nel complesso l’esibizione non mi è dispiaciuta ma è stata assolutamente ignorata dai più e, di fatto, è stata più un sottofondo alle chiacchiere del pubblico presente (e, per buona parte di esso, un sottofondo quasi fastidioso) che un reale concerto. Se da un lato questa è una cosa normale, perché in qualche modo la musica ambient nasce proprio come accompagnamento alle normali attività della vita, dall’altro negli sguardi dei presenti ho a malincuore notato una sensazione di perplessità quasi infastidita.

Senza che me ne rendessi conto, nel frattempo il locale ha iniziato a riempirsi e trovo qualche difficoltà per raggiungere le prime file per assistere al concerto degli Arcana. La cosa non può che farmi piacere, perché l’esibizione del gruppo svedese merita decisamente un bel pubblico; l’attuale formazione a quattro elementi (Ann-Mari Thim e Ia Bjärgö che si alternano al canto, ai cimbali e ai sonagli, Stefan Eriksson alle tastiere e percussioni e Peter Petterson/Bjärgö alla voce e percussioni) occupa il palco e le atmosfere magiche e suadenti della loro musica invadono il locale con una delicatezza e un’intensità degne della loro fama. Certo, su disco il loro suono risulta più ricco e pieno ma questo era prevedibile; l’intensità e la magia però ci sono tutte e il gruppo sul palco sembra decisamente soddisfatto di come stanno andando le cose. La scelta dei brani spazia un po’ lungo tutta la loro discografia, con la sola esclusione del bellissimo secondo lavoro Cantar De Procella, per motivi che personalmente ignoro. Se qualcuno prevedeva un’esibizione basata fondamentalmente sul loro ultimo Le Serpent Rouge le sue previsioni sono state disattese, in quanto solo due brani sono stati tratti da questo lavoro (il brano omonimo e “Amber”); due brani dal loro primo CD Dark Age of Reason (“Like Statues in the Garden of Dreaming” e “Angel of Sorrow”), due anche da The Last Embrace (“The Ascending Of A New Dawn” e “Hymn Of Absolute Deceit”) e dal recente The New Light (“Wings of Gabriel” e “Through the Grey Horizon”); quattro, invece, i brani provenienti da Inner Pale Sun (“My Cold Sea”, “Lovelorn”, “We Rise Above” e “Innocent Child”). Viene eseguito anche un brano inedito, una cover di “This Big Hush” degli Shriekback, che verrà prossimamente incluso in una compilation della Palace of Worms. I brani sono molto belli, sia quelli più classicheggianti sia quelli più etnici, potremmo dire più “deadcandanceiani”, eseguiti con grazia e maestria. Bella sia la voce di Ann-Mari Thim sia quella di Ia Bjärgö, anche se ho avuto l’impressione che fosse molto poco amplificata; anche quella maschile affascina, anche se non è così simile a quella di Brendan Perry come lo è su CD. Al termine del concerto, riesco a fare una velocissima chiacchierata con Ia Bjärgö, che si rivela di una simpatia e di una gentilezza veramente fuori dal comune; mi rivela che, incredibile a dirsi, ha preso il raffreddore in Italia, il che giustifica probabilmente la voce bassa durante il concerto; aggiunge anche che sentivano la mancanza dell’Italia, perché nella loro precedente “calata” si erano trovati molto bene e che questo concerto è quello che ha dato loro maggiore soddisfaz

Arcana

Arcana alla PREcordings Soirée (foto di Ankh)

ione: la cosa non può che farmi piacere.

Salgono sul palco gli Allerseelen; non nascondo che la mia conoscenza del gruppo austriaco è estremamente marginale, per vari motivi: l’uso di determinate scelte estetiche mi risulta sempre più fastidioso, avendo ormai perso anche l’effetto provocatorio che poteva avere in passato e risultando, al contrario, standardizzato, soprattutto in determinati ambienti; inoltre, se anche potevo trovare interessanti le sonorità di alcuni brani di vecchi lavori, la forma musicale verso cui si è mosso questo progetto in tempi più recenti mi lascia un po’ più perplesso. Opinioni personali a parte, non posso negare che l’impatto live del quartetto è possente: la formazione è costituita da due percussionisti ai lati del palco, da un bassista nelle retrovie e da Kadmon, creatore del progetto, alla voce e in posizione centrale. Il suono è costituito fondamentalmente dalle potentissime percussioni marziali, a base di timpani e rullanti militareschi, che si sovrappongono al suono distortissimo e rumoroso del basso nonché ad alcune basi, che compaiono qua e là. Kadmon, la cui voce non trovo affatto gradevole (è roca e graffiata, non certo intensa come quella di alcuni suoi colleghi), più che cantare, recita, urlando in tedesco sulle basi ritmiche. Malgrado la potenza dell’impatto, alla lunga si nota un’uniformità a mio giudizio eccessiva: parafrasando Woody Allen che parla della musica di Wagner, una volta sopito “l’istinto di invadere la Polonia”, sopraggiunge la noia.

Fin qui ci sono arrivato; arriva adesso il momento più difficile: cercare di descrivere l’esibizione degliOVO. Devo preventivamente avvisare che non credo assolutamente di essere in grado di rendere a parole l’impatto del duo; posso solo consigliare chiunque non dovesse rimanere terrorizzato dalla descrizione seguente di cercare di vederli almeno una volta dal vivo, perché si è trattato di qualcosa di estremamente intenso e incredibilmente divertente; di certo la d

Allerseelen

Allerseelen alla PREcordings Soirée (foto di Ankh)

imensione live è quella più adatta ad un progetto di questo tipo, e non credo sia possibile riprodurre su disco un tale assalto di suoni, gesti e furore. Come dicevo poco sopra, il progetto è costituito da due persone: Stefania Pedretti e Bruno Dorella, che salgono sul palco con i volti coperti da una maschera; la prima si diletta a maltrattare le sue corde vocali e quelle di una chitarra ma non è più gentile con l’archetto e il violino; il secondo sfoga la sua furia sulle percussioni e (mi pare di aver capito, perché non sono riuscito ad avvicinarmi abbastanza da vederla) su una chitarra appoggiata a terra. Per dare un’idea del suono che erutta dai diffusori, direi che si può pensare a una Karin Crisis che suona brani dei Godflesh dopo essersi iniettata una dozzina di dosi (ciascuna delle quali mortale per i più) di dadaismo allo stato liquido. La chitarra urla, cigola, sembra essere sul punto di saltare per aria, viene suonata senza alcuna tecnica evidente ma con effetti devastanti; la voce passa da toni rochi e devastanti a sottili e taglienti acuti (in questa versatilità mi ha ricordato la cantante dei Crisis sopra citata); la Pedretti sembra concentratissima e, mentre il suo compagno non si limita a picchiare sulle pelli ma si slancia anche verso la transenne metalliche o con un tamburo in mezzo al pubblico, impazza con qualsiasi cosa emetta suoni, arrivando perfino ad appoggiare un magnete sull’archetto del violino pe

OVO

OVO alla PREcordings Soirée foto di Ankh

r strofinarlo sui suoi lunghissimi dreadlocks… Il pubblico è affascinato dallo spettacolo a tutto tondo offerto dal gruppo, che riesce a catturare completamente l’attenzione: guardandosi intorno non si può fare a meno di notare volti strabiliati ma dall’espressione assolutamente divertita. L’esibizione è breve ma intensissima, a suo modo perfetta; anche la sua conclusione non pote

va essere migliore: in un momento di quasi silenzio, sulle note calanti del crepuscolo di un brano, dal pubblico qualcuno grida, con forte accento romano: “Sei popo la mejo!”. Lei fa una risata che stempera la tensione e il gruppo lascia il palco tra gli applausi.

Ancora qualche minuto e inizia l’esibizione degli Inferno, sulla quale non mi sento in grado di dire granché: non sono certo un esperto di metal estremo ma a occhio direi che propongono una mescolanza di grind e ritmi elettronici sincopati, il tutto coadiuvato da sporadici interventi di sassofono; a tratti la presenza di questo strumento mi ricorda i Pan Thy Monium ma il suono è più violento e meno oscuro rispetto a quello del gruppo svedese. Nel complesso non rimango molto colpito da una miscela che trovo un po’ forzata e non ben amalgamata e, considerato anche che sono le due passate, decido di ritirarmi prima del termine dell’esibizione.

Per chiudere, due parole sull’organizzazione: ancora una volta le serate organizzate dal Post Romantic Empire si rivelano essere estremamente interessanti. Sia per l’oculatezza nella scelta delle proposte musicali (e la sorpresa degli OVO è stata veramente gradita), sia per l’organizzazione: erano infatti presenti gli stand di tutti i gruppi ascoltati nonché, naturalmente, quello della PREcordings. Le pause tra un concerto e l’altro sono state piacevolmente brevi e non era facilissimo sbrigarsi, vista la diversità delle proposte musicali. Anche la presenza e il gradimento del pubblico hanno contribuito alla buona riuscita del tutto. Non mi resta che sperare che il livello continui a rimanere così elevato.

Links:

Gullinkambi – sito ufficiale

Arcana – sito ufficiale

Allerseelen – sito ufficiale

Ovo – sito ufficiale

Inferno – sito ufficiale

Post Romantic Empire

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