Combichrist: Sex, drogen und industrial

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Ver Sacrum Come molti di voi sapranno i Combichrist sono uno dei side-project di Andy LaPlegua, meglio conosciuto come il frontman dei norvegesi Icon Of Coil. Il primo album del gruppo, dal titolo The joy of gunz, aveva suscitato pareri piuttosto discordanti nel pubblico e nella critica, più che altro perché si allontanava parecchio (per alcuni davvero troppo!) dal genere proposto dalla main band del buon Andy. Quel disco pareva più uno dei lavori pubblicati da Ant Zen che non una release della Out Of Line, difatti il materiale in esso contenuto era più vicino al rhythmic noise che all’EBM “tunzettara” e riempi-dancefloor! Non posso avere la certezza assoluta di quanto sto per affermare, ma la mia impressione è che il nostro “vichingo dagli occhi di ghiaccio” abbia notato che l’electro più estrema non dà grandi soddisfazioni dal punto di vista economico, per cui ha visto bene di cambiar rotta… Tale cambio ha comunque dato risultati molto apprezzabili perché questo mcd (che precede l’uscita del nuovo full-lenght, intitolato Everybody hates you) ha davvero un ottimo impatto fin dalla prima volta che lo si ascolta. In apertura troviamo “Blut royale”, un bell’esempio di EBM moderna e aggressiva, che in certi momenti si sovrappone a sonorità molto noise-oriented, mentre il brano seguente (“Tractor”) si avvicina a territori techno-trance ed è contraddistinto da ritmiche sostenute e abbastanza ripetitive. Il successivo “Anatomy” ci propone una sorta di “atmospheric techno”, mentre la titletrack è il classico tormentone da discoteca che piacerà molto a tutti gli amanti dell’electro più pompata e dinamica (bello tra l’altro anche il remix ad opera dei Soman, che probabilmente avrete già avuto modo di sentire a qualche recente alternative party…). In chiusura troviamo una nuova versione di “Vater unser” (song che era già inclusa nel cd d’esordio) e infine un pezzo dal vivo (“Like to thank my buddies”) registrato all’Infest festival 2004 (che però non aggiunge molto a quanto già si sapeva, visto che la qualità del suono non è propriamente eccelsa…). Insomma, se veramente A. LaPlegua ha cercato di rendere un po’ più “abbordabili” i suoi Combichrist, beh allora c’è senz’altro riuscito! Magari questo lavoro scontenterà i fan della prima ora, ma di sicuro ce ne saranno tanti altri pronti a seguire il nuovo corso della band scandinava!

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