Il Giardino Violetto: Danse Macabre

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Dopo la pubblicazione dell’eccellente “Danze Pagane” dei redivivi Bohemien (quanto apprezzo tutt’ora quel disco!) la volonterosa In The Night Time raddoppia rieditando questa cupissima testimonianza di dark-wave italiana identificata come Il Giardino Violetto. E “Danse macabre” vi farà viaggiare a ritroso nel tempo, senza per altro significare mera opera di riesumazione. Il gruppo, un trio ridotto presto a due elementi (Serena e Carlo, più drum-machine), nacque nel 1989 ed allora consumò la sua breve parabola, riuscendo comunque a lasciare una tangibile testimonianza della propria urgenza artistica riversandola in un demo tape ed esibendosi, anche se una sola volta, in un noto locale underground della Capitale. Ed oggi, merito della label romana, ci troviamo ad apprezzare questo scrigno custodente sonorità ed attitudine che il tempo, invano, ha cercato di cancellare dai nostri cuori, con l’aggiunta di due remix che irrobustiscono la track-list. In “Danse macabre” la tradizionale forma canzone subisce un radicale processo di scarnificazione, venendo ridotta alla sua più estrema essenza. Giri di basso reiterati, drum machine ossessiva, chitarrismo minimale, e spazio alla verve interpretativa dei due cantanti, bravissimi nell’illustrare malessere esistenziale e fierezza anarcoide. Questa disadorna semplicità intride ogni singolo episodio d’un fascino austero. Come in “Waiting (Red death), poggiante su linee di basso pulsanti e chitarre affilatissime, tappeto soniko sul quale s’erge la voce stentorea di Carlo, o nell’oscura ed incalzante “Litanie a Satana”, dominata dalla fredda batteria elettronica che accompagna l’ostentata declamazione dei versi di Baudelaire. “Premature Burial” omaggia il dark sound intellettualizzato di Siouxie e dei suoi Banshees, offrendoci una versione assai personale in virtù dell’utilizzo della voce virile (e non, considerate pure le affinità, di quella di Serena), “Catacombs” è oscura e malata, la lunga “Locusts” induce malessere, “Perversion” e la title-track rinverdiscono i fasti del classico dark ottantiano. Lodi incondizionate alla In The Night Time, promotrice di lavori di qualità che, altrimenti, difficilmente vedrebbero la luce.

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