Ouroboros: Nigredo

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Ouroboros è una creatura musicale di Marco Grosso, di cui Nigredo è la seconda uscita dopo il precedente Solve et coagula; il progetto è dedicato all’esplorazione dell’eterna ricerca alchemica e in questo lavoro si aggiunge anche Claudio Dondo, come collaboratore alle tastiere e in fase di mixaggio. Il CD, la cui durata si aggira intorno alla mezz’ora circa, si compone di quattro lunghi brani che, da un punto di vista sonoro, si muovono da sonorità decisamente ispirate a quelle dei corrieri cosmici tedeschi dei primi anni ’70 (che individuerei come la fonte principale d’ispirazione, insieme a certa musica elettronica un po’ più morbida) a lidi più vicini a quelli di una dark ambient non particolarmente opprimente, almeno se la si confronta con alcuni recenti lavori in quest’ambito; a tratti le due influenze sembrano sovrapporsi con discreti risultati, come in “Nosce te ipsum”. Sono poco presenti le strutture ritmiche, in ogni caso mai battute, mentre a tratti è presente la voce, anche se molto filtrata e lavorata, ed è proprio questa che aggiunge un tocco di mistero e di oscurità al complesso sonoro. Dovendo scegliere dei brani che ritengo più interessanti, mi sbilancerei su “Nigredo”, con il suo organo decisamente “space”, e sul brano di chiusura, “Herməphroditus”, sicuramente il più oscuro del quartetto, con la voce trattatissima in primo piano. Del CD esiste una limitatissima versione di 77 copie in cui è incisa una bonus track, non presente nella copia promozionale in mio possesso.

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