Zmiya: Solmamdenlo

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Ver Sacrum La tendenza dell’etichetta francese Prikosnovenie ad occuparsi di musiche caratterizzate da forti influenze etniche è ben nota da tempo, anche se spesso si trattava di sonorità molto eteree, per intenderci ispirate all’eredità lasciata dai Dead Can Dance. Con questo lavoro degli Zmiya, sestetto francese proveniente da Nantes, città in cui risiede la stessa etichetta, ci si spinge al di là, producendo un CD di vera e propria world music, in cui la principale (ma non unica) ispirazione è quella mediorientale ma la piacevole presenza del Didjeridoo, della ghironda (di origine europea ma successivamente diffusasi anche in Medio Oriente), del balaphon (una sorta di xilofono africano) e di strutture elettroniche tradisce influenze più ampie e variegate. La miscela riesce bene laddove l’ispirazione etnica è molto forte e preponderante, anche se mescolata a ritmi più danzabili (“Solmamdenlo”, “Desert”, “Douma”, “Al Mostafa”) mentre a mio giudizio perde molto in qualità laddove si cerca di inserirla in altre dimensioni: decisamente inutile il reagge di “Terra Nova”, poco significative anche “Magical Time”, “Zmiya” e “Redjah”, che si spingono in un campo in cui nomi come Transglobal Underground e Massive Attack hanno già fatto di molto meglio e parecchi anni or sono. Mi sento quindi di mettere in guardia chi si trovasse davanti a questo CD perché è piuttosto differente dai prodotti che hanno reso famosa la Prikosnovenie. Nel complesso la musica si lascia ascoltare anche abbastanza volentieri, sebbene non mi senta certo di definire questo come uno dei lavori migliori dell’etichetta transalpina. Sul dischetto è presente anche una traccia video di un concerto, caratterizzato dalla presenza di un quartetto d’archi, dimensione in cui, non dubito, il gruppo può esprimere al massimo le proprie potenzialità.

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