Harvest Rain: Night chorus

0
Condividi:

Ver Sacrum Non posso nascondere che mi sono avvicinato all’ascolto di questo disco con una certa freddezza e molti dubbi, nel timore che si trattasse di una delle tante produzioni di scarso valore assolutamente simili tra di loro; invece sono rimasto assolutamente sorpreso da ciò che ho ascoltato: al di là di ogni ragionevole dubbio il progetto Harvest Rain può essere collocato all’interno del folk apocalittico, ma si distacca decisamente dalla media dei lavori in quest’ambito, scegliendo forme differenti tra loro pur riuscendo a mantenere una buona coerenza nel suono e, soprattutto, nelle sensazioni provocate nell’ascoltatore, attraverso l’uso massiccio di strumentazione diversa che, in diversi casi, lascia in secondo piano la chitarra acustica, naturalmente presente ma non così invadente come in altri casi; notevole, in particolare, l’uso del flauto, che aggiunge una forte vena psichedelica. Anche la voce, di per sé non eccezionale, è in alcuni casi lavorata con effetti di vario genere che ne arricchiscono le possibilità e ne aumentano l’impatto. La qualità del suono non è eccezionale ma, stranamente per quanto mi riguarda, trovo che la cosa non sia affatto fastidiosa e, addirittura, sembra aggiungere quasi un senso di mistero alla miscela sonora. L’autore sostiene di scrivere musica ispirandosi al suo amore per l’autunno e l’inverno ma anche per lo spiritismo e le manifestazioni di spettri e fantasmi: direi che alcuni dei brani si avvicinano abbastanza al mistero e alle sensazioni che questi temi possono ispirare. Non è semplicissimo trovare dei riferimenti musicali immediati, in quanto i classici del genere, pur essendo chiaramente presenti, sono molto filtrati attraverso l’interpretazione personale; in alcuni brani ho notato una somiglianza con alcune cose dei vecchi Lycia, altrove ho sentito lontane eco degli Swans, anche se, nel complesso, credo che il suono somigli abbastanza a quello degli Strenght Through Joy più ispirati. Non posso dire che si tratti di un capolavoro, in quanto probabilmente c’è ancora del lavoro da fare per raggiungere vette elevate, ma alcuni brani sono veramente belli: l’introduttiva “An upstair window” riporta ai tempi dei migliori Death In June, “Fountain of night” e “Glowing across” alle sensazioni dei Lycia, ma in nessuno dei due casi si tratta di mera imitazione; “Green flame” e la conclusiva “Listening” sono bellissime per l’uso del flauto che le riempie di mistero e dà un tocco quasi indiano al suono; ma il brano che sceglierei tra i quindici del dischetto è “Frozen light”, intensa e misteriosa come poche altre.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.