Macbeth: Malae Artes

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Ver Sacrum I milanesi Macbeth giungono all’appuntamento del terzo disco, importante traguardo che non tutti riescono a tagliare, segnando una decisa evoluzione nel loro stile compositivo. Formazione confermata rispetto al predecessore “Vanitas”, ma sonorità che marcano un ammodernamento del sound. “Malae artes” consta di dieci tracce firmate dal combo, oltra alla cover di “How can heaven love me” della cantante inglese Sarah Brightman (non conosco l’originale, ma la versione ivi contenuta è davvero gradevole). Per il resto, nel loro complesso le songs mi paiono più dirette ed aggressive rispetto al passato, ad iniziare da “Lifelong hope” che apre il CD (seguendo la intro “Nuda Veritas”), sostenute da una produzione eccellente, che ne esalta la potenza e l’aggressività. Che non sono le uniche componenti del dischetto, ben si badi, restando la ricerca di atmosfere romantiche ed obscure una delle priorità nella scrittura dei Macbeth (“Keep the secret”). Che certamente non sono rimasti insensibili a quanto offerto ultimamente dalla scena alternativa, senza peraltro snaturare troppo la loro proposta. D’altronde, il successo degli Evanescence ha dato una scossa al mercato, ed ignorare questo significherebbe sprecare una grande occasione per allargare ulteriormente la propria quota di estimatori (che non significa per questo svendersi). Ottima la prova del cantante Andreas, mentre Morena, per quanto sempre bravissima, pare a tratti che forzi un pochino. Ritmiche possenti e squadrate (Sem, basso, ed il batterista Fabrizio dimostrano grande compattezza), tastiere che ricamano quadri di grande effetto, chitarre indiavolate al limite dell’heavy. “Malae artes” è un bel disco di gothic metal moderno ed al passo coi tempi, che solo nell’eccessivo affollamento della scena può trovare un ostacolo al pieno riconoscimento.

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