Rapture: Silent Stage

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Ver Sacrum I Rapture si limitano a proporre un metal gothikeggiante che a tratti rimanda ai primi Paradise Lost ed Anathema, ma il risultato finale non è per nulla irritante, come troppe volte accade quando trovasi al cospetto di uscite similari. “Silent stage” è costituito di nove capitoli di media durata, altro vantaggio per chi ascolta; i brani suonano compiuti e godibili, ed i nostri non cadono nella, facile per altri, tentazione di dilungarsi oltremodo. Il cantato si sdoppia fra growl e pulizia, e del primo farei volentieri a meno, dimostrandosi il secondo di gran lunga più espressivo. Notevole la mole di lavoro sviluppata dalle chitarre, con uso parco degli a soli e fraseggi incisivi, e qui davvero l’infulenza dei combos citati in apertura risulta decisiva (evidentemente i Rapture mal hanno digerito le svolte stilistiche dei loro maestri, anche se in “Completion”, strumentale che chiude il disco, fanno la loro comparsa riferimenti a lavori più recenti e, perchè no, ai Tiamat dell’immenso “Wildhoney”). La qualità del CD si mantiene omogenea, non v’è un episodio da commiserare od un’altro da esaltare, i tempi medi sono ben strutturati (“Cold on my side”, “Misery 24/7” e “The past nightmares”), brillanti in alcuni casi ( l’accoppiata “Dreaming of oblivion”/”The times we bled”) mentre la strumentale “For the ghosts of our time” è davvero significativa. Soddisferanno senza dubbio gli appassionati del settore!

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