Ver Sacrum Secondo lavoro per questo interessante progetto italiano dedito alle sonorità più quiete e prossime al silenzio ma caratterizzate da fosche e inquietanti sensazioni. La prima cosa che mi ha colpito è stata l’ispirazione orientale (indiana, direi) dei titoli dei brani e della grafica; non da meno è stato l’ascolto, in cui ho avuto l’impressione di sentire i suoni che il grande maestro Klaus Wiese riesce ad estrarre dalla vibrazione delle tibetan singing bows, strumenti che non ho trovato tra quelli utilizzati nel CD, mentre è presente il ringraziamento al musicista tedesco, il che mi spinge a pensare che si tratti di suoni campionati. Questo nuovo lavoro è decisamente più minimale del precedente, ancora più scuro e caratterizzato da suoni bassi; è composto da cinque lunghi brani, la cui durata è compresa tra gli undici e i diciotto minuti; rispetto a Les debris de l’ete sono meno sensibili le inserzioni di suoni della natura, mentre sono ancora presenti, sovrapposte ai drone, percussioni di vario genere tra campane e piccoli gong, sonagli, bastoni della pioggia e sonorità elettroniche legate a quelle dei corrieri cosmici ma, allo stesso tempo, più “terrene”. Probabilmente questo lavoro è ancora più ostico del precedente, più sottile e richiede, nell’ascolto, maggiore concentrazione, ma si tatta di un lavoro che ritengo essere molto interessante nel suo lento incedere e non fa che confermare l’ottimo stato della musica ambientale italiana, di cui Sostrah Tinnitus sta rapidamente diventando un esponente di spicco.