Antony And The Johnsons: I am a bird now

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Ver Sacrum Per una ristretta cerchia di ascoltatori (vale a dire quelli che si interessano di gothic, neofolk e cose simili…) Antony è l’artista che è stato scoperto da David Tibet e che qualche tempo fa ha addirittura fatto da support-act in alcuni dei concerti dei Current 93, mentre per il “resto del mondo” egli è il musicista lanciato da Lou Reed (in pratica ha collaborato con quest’ultimo in varie occasioni, per esempio cantando su album come The raven e Animal serenade). C’è poi chi lo ha conosciuto grazie alle apparizioni in film come Animal factory di Steve Buscemi o Wild side di Sebastien Lifschitz, fatto sta che al momento il suo è uno dei nomi più chiacchierati della scena alternative, e il secondo cd che ha realizzato è uno dei più acclamati da pubblico e critica. Devo ammettere che, all’inizio, ho nutrito non pochi sospetti nei confronti di questo personaggio e della musica da lui proposta, perché essa non era riuscita a convincermi più di tanto, ma dopo un po’ di ascolti la situazione è cambiata in maniera radicale, anzi si è proprio capovolta, tanto da indurmi ad entrare a far parte della schiera dei suoi sostenitori. I am a bird now è un disco malinconico e raffinatissimo, nel quale sono incluse composizioni delicate, soavi e così intense da colpire dritte al cuore: non credo ci sia modo migliore di descriverle se non dicendo che esse riescono ad emozionare profondamente, non solo grazie a sonorità che spaziano tra rock, pop e folk, ma anche e soprattutto per la performance vocale del buon Antony. La sua interpretazione, ancora più del timbro così particolare di cui è dotato, è ciò che rende speciali le canzoni dell’album, non a caso in fase di mixaggio le vocals sono state privilegiate rispetto al suono degli strumenti, che nella maggior parte dei casi non è preponderante (in poche parole le “sottolineature” fatte dal piano, dagli archi o dalle percussioni non sono mai eccessive o pompose). Inutile dire che ognuno dei dieci brani presenti è di ottima qualità, compresi quelli che vedono la partecipazione di ospiti illustri, ma riguardo a questi ultimi c’è da aggiungere che l’unico caso in cui la collaborazione è risultata davvero decisiva per la riuscita di un pezzo è quello di “You are my sister” (che propone uno splendido duetto tra Boy George e Antony), perché altre “presenze” importanti (vedi quella di Lou Reed in “Fistful of love” o di Devendra Banhart in “Spiralling”) non hanno influenzato più di tanto il risultato finale… Concludo dicendo di non lasciarvi traviare dall’apparente staticità del materiale incluso in questo lavoro, perché quelli che ad un primo, superficiale, ascolto potrebbero sembrare difetti si riveleranno poi come apprezzabili qualità. I am a bird now non si mette certo in luce per la sua immediatezza, ma riuscirà ad ammaliarvi in moltissimi altri modi…

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