Operanoire: Bad Intent

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Ver Sacrum Gradevolissimo Cd dedicato ai die-hard fans di HIM e The 69 Eyes, “Bad Intent” segna l’interessante esordio del sestetto milanese degli Operanoire. La voce ben impostata di William risalta sul vigoroso costrutto sonoro assemblato da Jimmy (chitarra), Fabio e Shonny (tastiere), Mario (batteria) e Marco (basso), devoti cultori del più autarchico goth-rock, il quale vede, oltre ai citati, pure i seminali Sisters assurgere al fondamentale ruolo di padrini. E fin dall’iniziale “Never & ever” gli Operanoire giuocano a carte scoperte, con chitarre taglienti ed una sezione ritmica bella tosta a creare l’adeguato tappeto per le evoluzioni di William, sorretto da discrete ma ben presenti keys. E trattasi proprio di una bella collezione di songs, scorrendone i titoli risalta la cover dell’immortale “Heroes” del Duca Bianco, invero il pezzo più deboluccio (l’unico!) del lotto, come a ribadire quanto i nostri siano autonomamente capaci di comporre killer-tracks. Irresistibile il glamour emanato da “Glitter-painted nails” e da “In the rain”, la semi-ballad “Welcome to the gate” s’avanza ciondolante e morbosa come le migliori analoghe scritte dai finnici mentori ai quali prima facevo cenno, dimostrando come gli Operanoire abbiano elaborato con attenzione le linee guida del genere, e pure quanto siano intenzionati a ritagliarsi uno spazio adeguato nell’affollata goth-scene. “So, I understand” è dotata di un incipit tribaleggiante che rende questa piece assai sinistra, come il prosieguo conferma. Un brano davvero atipico, con le tastiere che rendono l’atmosfera raggelante e malsana, il bravo William contribuisce poi ad accrescere questa sensazione con una prestazione assai malata. La sisteriana “No one” è dotata di un chitarrismo pesante e claustrofobico, anche se porzioni più rilassate giungono a spezzarne la monoliticità, rendendo il tutto assai più dinamico ed accattivante. Si torna a canoni classici con “Thrill of decadence”, prima che l’arcana “The fairy Lady” ci stupisca ancora col suo carico di straniante pathos e con la sua originale auto-citazione. Il cerchio si chiude con la versione radiofonica di Never & ever”. Che i nostri possiedano la giusta attitudine è confermato dalle foto del booklet, il look accuratamente calcato è ben in tema colla proposta sonora del combo. Dagli esordi come cover-band al presente targato “Bad intent”, il passo è stato breve: si prospetta un roseo futuro?

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