Albireon: Il volo insonne

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Ver Sacrum Gli Albireon sono uno di quei gruppi di cui non sono mai riuscito a farmi un’idea precisa: fino a poco tempo fa ero convinto che fosse dovuto al fatto che conoscevo solo poche delle loro canzoni, mentre mi sto convincendo che la questione sia da collegare alla loro forma musicale che in qualche modo mi sfugge, per motivi che ignoro. Si tratta di una tipologia di musica fondamentalmente acustica ma piuttosto contaminata, che non può non far pensare subito al folk apocalittico ma che, allo stesso tempo, se ne distacca per le forti tendenze cantautorali che rimandano ad uno stile di derivazione decisamente più latina. Sono presenti campionamenti sia nell’impasto strumentale sia nella parte testuale, con diversi dialoghi tratti, suppongo, da film. La mia difficoltà nell’approccio è probabilmente dovuta a quest’anima multipla del gruppo: folk, forme legate alla canzone d’autore italiana ma anche, in qualche modo, francese e ricerca musicale fanno una certa fatica a miscelarsi per bene (mi rendo conto che non è del tutto facile riuscire nell’impresa…) e il risultato spesso è simile all’effetto che può fare un cocktail imperfetto: come un Negroni in cui l’amaro del Campari predominasse troppo sull’aroma del Gin o sul dolce del Vermut. Nel complesso Il volo insonne rimane un bel disco, molto bello a tratti, indubbiamente piuttosto personale (l’unico gruppo che in qualche modo riesco ad accostare loro, con le dovute differenze, sono i romani Rose Rovine e Amanti), pur se non innovativo, ma che in altri momenti può risultare leggermente più spigoloso. Sicuramente adatto per palati abituati a sapori particolari, può richiedere un certo impegno e migliorare molto con più ascolti successivi.

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