Alec Empire: Futurist

0
Condividi:

Ver Sacrum Il buon Alec Empire aveva convinto un po’ tutti con il precedente Intelligence and sacrifice (doppio cd uscito nel 2002…), sia coloro che lo conoscevano principalmente per i lavori con gli Atari Teenage Riot, sia tutti quelli che lo avevano scoperto grazie a quella prova da solista. Adesso si ripresenta con Futurist, un disco che non è contraddistinto dall’insana cattiveria che invece scaturiva dalle note del suo predecessore, per cui l’impressione generale è che il musicista tedesco abbia realizzato qualcosa di meno moderno, ridimensionando molto il ruolo dell’elemento electro/noise (che in passato aveva avuto un’enorme importanza…). Le canzoni pubblicate tre anni fa possono essere descritte come un mix tra techno-hardcore e rock tradizionale e appaiono a tutt’oggi piuttosto interessanti (tra l’altro esse sono anche piacevoli da sentire, per lo meno per chi è abituato a sorbirsi estremismi sonori di qualsiasi tipo!!), mentre la maggior parte delle nuove composizioni sono meno originali e soprattutto mettono un po’ troppo in risalto la componente rock. L’unica vera eccezione è rappresentata da “Make em bleed”, un brano al vetriolo che piacerà agli amanti di tutto ciò che è eccessivo e fuori degli schemi, ma per il resto il denominatore comune dei pezzi di Futurist è quello di suonare parecchio scontati e di apparire molto simili gli uni agli altri. Non importa fare poi così tanta attenzione per rendersi conto che i riff di canzoni come “Terror alert: high”, “Gotta get out”, “Uproar” o “Point of no return” sono triti e ritriti, minimalisti e anche abbastanza noiosi, per cui la conclusione cui si giunge dopo aver sentito l’intero album è che il signor Empire non si sia sprecato/impegnato più di tanto durante la sua realizzazione, o che magari non sia stato sufficientemente ispirato! Insomma, non ci vuole molto ad ascoltarsi qualche classico del metal o del rock e a prendere spunti qua e là, aggiungendoci poi una buona dose di noise e di suoni ultradistorti, perciò direi che questa nuova prova discografica si rivela davvero priva di sostanza e poco efficace. A questo punto mi domando quale tipologia di ascoltatori potrà apprezzare di più un lavoro del genere, perché ho l’impressione che i metallari potrebbero non gradire granché l’estrema semplicità strutturale delle tracce incluse, mentre gli appassionati di elettronica si chiederanno che fine ha fatto la spietatezza a cui il musicista li aveva abituati. Difficile dare una risposta a tale quesito ora come ora, resta comunque la delusione per qualcosa che poteva essere decisamente migliore di come invece è venuto fuori…

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.