Black Rebel Motorcycle Club: Howl

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Ver Sacrum Non c’è che dire, in quest’ultimo paio d’anni ai Black Rebel Motorcycle Club è capitato davvero di tutto… L’etichetta che li aveva messi sotto contratto per i primi due cd (ovverosia la Virgin) aveva puntato moltissimo su di loro, credendo forse che potessero esplodere alla grande nei circuiti rock alternativi, invece le attese sono rimaste in parte deluse e tutto ciò ha portato a un’evitabile rottura con il gruppo di San Francisco, il quale nel frattempo era anche venuto ai ferri corti con il drummer Nick Jago (che è uscito dalla formazione per un periodo, ma che adesso ne fa nuovamente parte!!). Insomma, tutti questi cambiamenti devono aver fatto riflettere parecchio i due mastermind della band, Robert Turner e Peter Hayes, ed infatti il loro terzo lavoro suona un po’ come un taglio netto con il passato. In poche parole Howl è un disco acustico (!!), che si lega molto più alla tradizione folk americana che non a ciò che eravamo abituati a sentire ai tempi di Take them on, on your own o del primo album. Il fatto è che non c’è più traccia di quel sound ruvido e grintoso che tanto era piaciuto agli appassionati di new rock e che sembrava una via di mezzo tra Stooges e The Jesus And Mary Chain, perché al suo posto troviamo cose ben più tranquille e convenzionali… C’è già chi ha paragonato il nuovo materiale alle canzoni di Johnny Cash, ed in effetti la cosa ha un senso perché nel cd si sente fortemente l’influenza di generi come il country e il blues, mentre è importante sottolineare che per ciò che riguarda le vocals ci sono variazioni meno “sconvolgenti” rispetto a quelle appena citate. Devo comunque ammettere che tale evoluzione (o forse dovrei dire involuzione?) non mi spiazza più di tanto perché i tre ragazzi, in realtà, mi sembrano quasi più adatti a suonare questo tipo di musica che non quella che ci hanno proposto in precedenza. Se qualcuno di voi ha avuto modo di vedere qualche loro concerto si sarà accorto che non riuscivano né a trasmettere energia né a sembrare davvero coinvolti, un po’ come se si ritrovassero a suonare cose che in realtà non li rappresentavano appieno dal punto di vista caratteriale/attitudinale. Chissà, forse le nuove composizioni rispecchiano maggiormente l’animo della band, e magari nella versione live risulteranno anche migliori di come sono su disco (con quelle vecchie invece accadeva l’esatto contrario!!). Resta comunque il fatto che Howl non è un brutto album, e che anzi si lascia ascoltare con piacere dall’inizio alla fine, ma è chiaro che molti fan del gruppo potranno rimanerne delusi. Non posso quindi fare a meno di mettere in guardia questi ultimi, ma credo anche che sia giusto lodare i BRMC per aver avuto il coraggio di osare così tanto…

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