Macbeth

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L’ottima accoglienza riservata a Malae artes, terzo capitolo della vicenda discografica dei milanesi Macbeth, ora distribuito pure nel Nord America, rappresenta il giusto riconoscimento all’impegno di un ensamble che nel corso della sua storia quasi decennale ha fatto della ricerca di un suono elegantemente pregno di tensione drammatica e, per quanto possibile oggidì, personale e riconoscibile la sua missione artistica. Abbiamo voluto approfondire la loro conoscenza…

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© www.macbeth.it

Malae Artes è il vostro terzo disco, un traguardo importante che non tutti riescono a raggiungere…

Andreas (voce): Già…diciamo che con questo album i traguardi raggiunti sono stati diversi e a giudicare da come stanno andando vendite e promozione è anche il più apprezzato 😉

Come è stato accolto, dalla critica e dal pubblico?

Fabrizio (batteria, testi): Meglio del previsto, dato il cambiamento di sound… Il disco è stato apprezzato dalla maggior parte degli ascoltatori. Si tratta di un disco molto diretto, inoltre la produzione è nettamente migliorata.

Tra l’uscita di Vanitas e l’ultima vostra produzione sono trascorsi quattro anni. In questo lasso di tempo la formazione è mutata, anche se l’amalgama non ne ha evidentemente risentito. Cos’altro è accaduto?

A: Lavorare con molte persone è la cosa più difficile che esista… Si trovano diversi modi di pensare e di vedere le cose e troppi impegni da gestire. Quando il gruppo passa troppo in secondo piano rispetto alle altre cose è il momento di fare chiarezza sul problema. Spesso si finisce per separarsi.

Rispetto al passato, si nota un chiaro indurimento dei suoni, ora decisamente più moderni, anche se rimangono certamente identificabili come vostri, indice di maturità e segno che avete sviluppato un sound assolutamente personale.

F: La personalità credo sia il traguardo di ogni band e i Macbeth, con Malae Artes, hanno creato qualcosa di loro. Nel corso degli anni i gusti cambiano e così ti ritrovi ad ascoltare dei generi differenti…questo serve nel momento della composizione e della produzione. Le varie esperienze continuano a farci maturare. Credo che crescendo si impara ad essere più sintetici.

Vi sentite ancora legati alla cosiddetta scena gothic-metal, alla quale veniste catalogati all’epoca del vostro esordio Romantic tragedy’s crescendo, ovvero ritenete questa etichetta ormai limitante, anche alla luce dell’evoluzione che ha marchiato il vostro stile?

A: Direi che gothic metal, adesso come adesso, è un’etichetta che ci va veramente molto stretta. In Malae Artes, come hai potuto sentire, c’è di tutto…dal metal al rock, dall’elettronica al gothic, il tutto miscelato con le atmosfere dei Macbeth.

Sopra tutto, sono i duetti fra Andreas e Morena a costituire un particolare marchio. Il contrasto tra la possente voce virile ed i fascinosi vocalizzi muliebri disegnano chiaroscuri davvero affascinanti!

A: Grazie per i complimenti…sì, io e Morena abbiamo avuto molto spazio per esprimerci su Malae Artes, anche dal punto di vista tempo dedicato alle voci in studio. Tutte le linee vocali sono state studiate in modo da poter creare degli intrecci e delle melodie che si posassero perfettamente sulla musica creata dagli altri membri, e il risultato è stato eccellente. Faremo tesoro di questa esperienza per il prossimo album; sapremo già come lavorare…

Le chitarre ergono un muro sonoro assolutamente imponente e granitico, supportate da una sezione ritmica solidissima, anche se la componente melodica rimane decisamente identificabile, grazie al magistrale contributo delle arcane tastiere di Karl. Questo perfetto bilanciamento tra epica irruenza ed obscura armonia genera episodi pregni di una aura a volte romantica altre… diabolica!

F: Sì, la produzione è differente dai nostri vecchi album e in più abbiamo avuto molto più tempo da gestire in studio. Max ha utilizzato chitarre a sette corde e la differenza si nota immediatamente. Le tastiere in realtà sono state dosate poiché personalmente preferirei staccare un po’ la band dal connotato sinfonico che ormai si avvicina alla banalità… In questo modo abbiamo una ritmica solida e un tappeto costante ma efficace.

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© www.macbeth.it

Mi ha piacevolmente sorpreso la riuscita cover di “How can heaven love me” di Sarah Brightman, decisamente uno degli episodi più intriganti del disco. Come è maturata l’idea di inserirla nella track-list?

F: Semplicemente era un buon pezzo e come puoi notare è in linea con il nostro nuovo sound… Ascoltando l’originale ci siamo chiesti come potesse suonare in versione heavy 😉

Avete sempre inciso per Dragonheart: cosa significa lavorare per una label che con costanza ha saputo consolidare la propria reputazione, fino a divenire una delle più importanti in Italia? E’ un appoggio solo dal punto di vista distributivo/promozionale, ovvero vi seguono in ogni aspetto?

F: Siamo cresciuti con la nostra etichetta, noi ci siamo fidati e loro hanno investito… è uno scambio reciproco. Dragonheart si occupa della produzione, Audioglobe ed SPV Germania della distribuzione, per la promozione abbiamo Kizmaiaz edizioni e Metal Blade. Ogni aspetto è curato da qualcuno 😉

E’ recente la notizia dell’avvenuto accordo di distribuzione diMalae Artes pure nel Nord America. E’ un mercato importante per voi?

A: Anche questo è uno dei tanti traguardi ottenuti con Malae Artes e credo sia uno dei più importanti… Sembra piacere molto da quelle parti il nostro modo di fare musica. Staremo a vedere 😉

Vi sarà una particolare attività di supporto? Effettuerete delle tournee o dei gig promozionali anche oltreoceano?

A: Dopo il tour in Messico che abbiamo sostenuto questa estate speriamo di partire presto per un altro tour magari negli USA visto che ora abbiamo un’etichetta sul posto… La scorsa primavera abbiamo girato un po’ per tutta l’Italia, ma dal prossimo mese ricominceremo l’attività live.

Riuscite ad esibirvi dal vivo con regolarità, e quale è il responso del pubblico, sopra tutto all’esecuzione delle nuove songs?

F: Con Malae Artes abbiamo rivalutato la dimensione live della band poiché abbiamo constatato che il pubblico apprezza molto i nuovi pezzi dal vivo. Lo show risulta molto dinamico e guadagna soprattutto in fatto di aggressività.

Quali sono i gruppi, italiani e no, che stimate maggiormente, dai quali magari traete ispirazione?

A: Personalmente ascolto di tutto. Mi piace scoprire sempre nuovi generi e nuove band… Devo essere sintetico vero??? 🙂 Per l’Italia direi i Lacuna Coil perché il successo che hanno ottenuto se lo sono meritati, poi Giardini di Mirò e Deasonika. Per il resto mi piacciono DredG, Hocico, Anathema, Katatonia, Ulver, Placebo, Sigur Ros, Radiohead, Dark Throne, Royksopp e chi più ne ha più ne metta…

Avete un rapporto particolare coi vostri estimatori?

F: Amiamo molto stare a contatto con i nostri fans dopo i nostri live…sia per firmare autografi che per scambiare opinioni e critiche. Loro ci permettono di andare avanti…e per questo cerchiamo di dare sempre il 100% quando siamo in sede live.

Ritenete che il successo di gruppo quali Nightwish e Lacuna Coil abbia in certa misura favorito anche una maggiore visibilità a formazioni che sviluppano un suono al loro accostabile?

A: Sicuramente…anche se sinceramente i Macbeth hanno ben poche similitudini rispetto alle band sopraccitate, forse solo l’uso del binomio voce maschile e voce femminile.

Come si sviluppa il processo compositivo, come viene concepita una canzone dei MacBeth?

A: Partiamo da un’idea, di solito si tratta di una melodia. Fabrizio e Max sviluppano l’idea che poi viene arrangiata da tutti in sala prove. Solitamente prepariamo demo col pc per renderci conto di come suonerà il pezzo. Nella fase successiva io e Morena adattiamo i testi di mio fratello alla musica. Il gioco è fatto!

E chi si occupa dei testi? Hanno questi una valenza particolare?

F: I testi di Malae Artes sono miei, tranne che per il pezzo “Keep the secret” che è stato scritto da Morena. I testi sono collegati dal titolo del cd: Malae Artes che significa arti infernali… Tutte le liriche contenute nel nuovo lavoro fanno riferimento alla falsità e alla doppiezza. Sono reali perché trovano fondamento nella realtà, nella vita quotidiana. Era necessario fare riferimento a qualcosa di concreto per rendere diretti anche i testi. Malae Artes insegna a cercare il rovescio della medaglia, l’altra faccia di ogni cosa.

Avete già definito dei nuovi brani?

A: Ultimamente siamo stati molto impegnati per la promozione dell’album e quindi i nuovi brani sono passati in secondo piano. Sicuramente, con l’inverno cominceremo a studiarne di nuovi…

Vi sono degli autori, poeti, romanzieri che apprezzate particolarmente? Quanto i gusti letterari (od artistici in generale) influiscono sulla vostra musica?

A: Molti intervistatori ci hanno definito dei musicisti appassionati di arte e cultura. In effetti hanno centrato in pieno. Fabrizio (come puoi vedere dai booklet dei nostri cds) è un vero fanatico dell’arte italiana, Morena ama l’arte contemporanea e la moda. Tutti siamo dei lettori incalliti…se devo citarti il mio autore preferito ti dico Umberto Eco.

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© www.macbeth.it

Vi frequentate anche fuori dal palco?

A: Io e Fabrizio siamo fratelli e Morena è la ragazza di Fabrizio…Max è un nostro grande amico ;)))) Ci vediamo praticamente tutti i giorni…Sem abita un po’ lontano dalla nostra zona e quindi ci si vede un po’ di meno.

Sono fra i fortunati possessori (ebbene sì!) del vostro demoNocturnal embrice (copia nr. 015A!). Lo ho riascoltato con piacere proprio nel mentre mi approntavo a questa intervista. Cosa ricordate di quel periodo, dei vostri esordi? Se non erro, allora la cassetta vendette parecchio!

F: Veramente?!? Pensa che ormai per qualcuno è diventato un pezzo da collezione…tra l’altro hai una primissima stampa! (ci sono anche la serie A’ e A” ). Allora la prima cosa che mi ricordo… Hai presente il codice numerico all’interno della copertina? I numeri in argento? Ecco, le 1000 copie esistenti di quella tape le ho numerate tutte a mano !!! (Bel lavoro! N.d.H.) Ricordo di averla spedita ovunque, allacciando amicizie con un sacco di ragazzi che scrivevano per fanzines e magazines; poi il giro si è ingrandito… Nel 1997 non si facevano mailing lists, si usavano carta e penna e si faceva avanti e indietro dall’ufficio postale, ora è tutto più veloce e semplice.

Lascio a voi le finali considerazioni, la chiosa a questa piacevole chiacchierata…

A/F: Grazie mille a te Hadrianus e a Ver Sacrum per l’intervista. Vi aspettiamo ai nostri concerti! Tenetevi informati visitando il nostro sito ufficiale : www.macbeth.it

Magari, in futuro, potremo affermare con orgoglio (anche se è un atteggiamento che non ci appartiene…) “Ve l’avevamo detto che sono un grande gruppo!”… Chissà, la costanza è certo una grande qualità, ed ai MacBeth questa non manca davvero. Per il resto, spetta anche a noi supportarli!

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