Malice In Wonderland: Malice In Wonderland

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Ver Sacrum In copertina campeggia in atteggiamento lascivo il truccatissimo Chris Wicked, col suo visino da adolescente rapito dal glamour e la bigiotteria in bell’evidenza. Ecco il biglietto di presentazione del debut ufficiale del quintetto norvegese, accasatosi di recente per la Karisma di Bergen, dopo aver distribuito ben tre demo (l’ultimo, “Sin & decadance” ebbi già modo di recensirlo). Posti dinanzi a queste immagini, pare di leggervi un monito: tanto look-poco contenuto. Poi le casse dello stereo iniziano a diffondere le prime note dell’opener “Lucifer’s town” e… al Diavolo! Sarà ruffianissima e scontatissima, questi accordi li avrò già ascoltati migliaia di volte, ma non riesco proprio a farne a meno! Ecco il più leccato/laccato goth-metal ingentilito da massiccio uso di make-up di marca glam, un bell’incrocio fra HIM, Private Line, Sisters e Mission più rockeggianti, Motley Crue meno sfrontati (si, perchè nonostante il look i MIV sono proprio rock-politically-correct!) e, perchè no!, Placebo e Depeche Mode! Ci stanno tutti, magari con una spruzzatina di sleazy-street californiano dei bei tempi che furono (“Heartache boulevard” profuma di Poison versione dark, ma è davvero devastante!), tanto per stordire vieppiù gli ascoltartori, quelli die-hard che non desiderano altro che ascoltare proprio queste canzoni! Ma ci sono pure io, che potrei esser loro padre (l’età, che brutta cosa!) o quasi (diciamo un fratello maggiore, ma molto maggiore… per consolarmi). Come se non bastasse, alla doppietta iniziale segue la ballatona iper-orchestrata “My heart (belongs to you)” (ed “In the end” è capace pure di superarla, quanto a lacrimucce che scorreranno sui volti delle fan inconsolabili!) a completare un quadro proprio perfetto. La recensione, a questo punto, potrebbe terminare, ma farei torto alla scintillante produzione ed all’ottima prova strumentale messa in campo dai nostri se non le citassi. “Malice in wonderland” vi stregherà, non pretendete troppo da queste gradevolissime songs, solo un’oretta circa di sano intrattenimento. Fuori i boa di struzzo e le zeppone, ed andatevi a ri-vedere “Velvet goldmine” (il sax della drammatica “I love to sin” incrocia i Roxy Music)! Sì, si posizionerà nelle prime piazze della mia top del 2005, al largo i musoni!!!

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