New Model Army: Carnival

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Ver Sacrum Dopo la parentesi solista di Justin Sullivan tornano i New Model Army con quest’ottimo Carnival. Si tratta di un’opera assolutamente solida, che propone 11 pezzi costruiti nel rispetto della tradizione musicale del gruppo, ovvero con quell’unica miscela di rock, post-punk e wave, condita da dosi massicce di “passione” autentica. I brani nuovi riescono quindi a parlare ancora al cuore e alla pancia degli ascoltatori prima che al cervello sebbene i New Model Army siano tutt’altro che un gruppo superficiale, e il loro ininterrotto impegno politico ce lo sta a dimostrare. E’ pur vero che i New Model Army di oggi sono molto più rock e meno wave di quelli degli anni ’80 e inizio ’90, ma hanno conservato intatta la capacità di comporre delle ottime canzoni e la voglia di suonare. Carnival è infatti un album interessante perché oltre a includere dei pezzi costruiti nel tipico stile del gruppo al contempo include qualche tentativo di sperimentazione e innovazione. Accanto alle cavalcate in stile “combat rock” di “Water” o “Prayer flags” o a ballate rock efficacissime come “Carlisle Road”, ci sono pezzi particolari e interessanti come “Red Earth”, costruita su un insolito intreccio di percussioni e che si infiamma sul finale, “Too close to the sun”, un’altra ballata dagli arrangiamenti ricchi e inusuali e soprattutto la bella “Another imperial day”, con i suoi accenni alle melodie arabe e il suo cantato in stile recitato. I brani sono quasi tutti di livello alto, forse solo “LS43” è un po’ più anonima: nei suoni sono piuttosto in evidenza le tastiere accanto alle tradizionali graffianti chitarre elettriche che sono un marchio di fabbrica di Sullivan e compagni. Forse tutto ciò è un po’ poco per chi è alla ricerca della novità ad ogni costo, ma sono certo che i vecchi fan dei New Model Army non rimarranno delusi da questo Carnival.

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